Giovanni, la Pressione Arteriosa, l’Omeopatia e Altre Cose…

 

 

 

 

 

 

di Giorgio Albani

 

 

Giovanni (è un nome di comodo, ma la storia è vera) è stato un paziente della prima ora.

Abbiamo condiviso insieme, pur da ruoli diversi (io da medico, lui da paziente) molti passaggi della sua vita personale e famigliare.

Tra l’altro, la gestione di un’importante malattia cronica, a carattere autoimmune, subentrata ad un certo punto della vita, che avrebbe potuto modificare profondamente la sua salute e ridurre tangibilmente le sue possibilità di ben operare nel campo professionale e nel tempo libero.

Con la medicina omeopatica riuscimmo a tenere a bada la malattia e a ridurre al minimo gli indici d’infiammazione, con grande stupore del reumatologo che lo seguiva.

Giovanni non perse più un giorno di lavoro, in precedenza era stato un inferno, e si dedicò serenamante ai suoi hobby, sport compreso.

 

Poi fu la volta di seguire i suoi bambini per trattare e prevenire i disturbi infiammatori delle vie aeree cui sembravano essere profondamente predisposti, come del resto era avvenuto per Giovanni quando era piccolo.

Ricordo i messaggi, le telefonate ad ogni ora della  giornata (e a volte della notte) cui risposi sempre puntualmente e le visite in urgenza per cercare di risolvere rapidamente ogni problematica che si presentava.

 

I bambini, con l’aiuto dell’omeopatia affrontarono serenamente le loro tappe di crescita, fisica e psicologica, e divennero grandi.

Al momento opportuno non mancarono dei consigli – ricordo delle bellissime visite con l’intera famiglia-  conoscendone carattere e propensioni, per la scelta dei percorsi di studio.

Né mancò il supporto necessario, nel fragile periodo adolescenziale, per sostenerli con i rimedi giusti nelle loro crisi e accompagnarli serenamente verso l’età adulta.

Venne anche il momento di una piccola crisi di coppia tra Giovanni e la sua signora che fu gestita in tandem con un bravo psicoterapeuta, superando anche questa tempesta.

Tuttavia, alcuni anni fa, con la comparsa dei primi attacchi mediatici all’omeopatia – mi pare dopo le esternazioni di Garattini-  Giovanni, come altri, scomparve completamente.

 

Evidentemente le esperienze positive che aveva avuto con la medicina omeopatica, tutte lì ancora visibilissime e chiare, i numerosi contatti personali e le diverse visite che avevano portato ogni volta a risolvere tantissime problematiche, non erano bastati, in quel momento, a superare il dubbio e il condizionamento imposto dai mezzi di comunicazione.

 

Pertanto, da parte mia, considerata una certa abitudine maturata in questi ultimi anni verso queste situazioni, archiviai serenamente le cartelle cliniche di Giovanni e della sua famiglia in una scatola che ospita ciò che è stato, in attesa di incenerimento dopo adeguato periodo.

Ho imparato da tempo che in un rapporto terapeutico non si deve mai pesare quel che si è dato e/o avere aspettative di ricevere in cambio necessariamente qualcosa di simile.

 

Ogni rapporto terapeutico dura semplicemente quello che è necessario.

A volte tutta la vita, a volte un breve periodo. Si fa quello che serve e si va oltre.

 

Tempo fa, tuttavia, a distanza di diversi anni dall’ultimo contatto, ricevetti una nuova telefonata di Giovanni.

 

Anche questo fenomeno del ritorno, probabilmente dopo una necessaria fase di elaborazione personale e una raggiunta consapevolezza, mi capita di riscontrarlo sempre più spesso in pazienti con cui, da tempo, si erano persi i contatti.

Penso che le cose debbano seguire il loro corso naturale senza forzature.

Per fortuna altri pazienti hanno continuato, in questi anni, a frequentare  e sostenere l’ambulatorio permettendo di fatto di mantenere viva un’esperienza e, soprattutto, un servizio che oggi Giovanni, e altri come lui, può ritrovare.

 

Ma torniamo alla sua telefonata.

Per quanto il telefono permetta fino ad un certo punto di interpretare le emozioni delle persone mi sembrò che Giovanni avesse un’espressione quasi contrita.

Per cui lo rassicurai immediatamente dicendogli che non c’era bisogno di alcuna giustificazione.

Con piacere m’informai sulla sua famiglia.

Mi aggiornò e poi mi disse: – Quando ci curavamo con la medicina omeopatica stavamo meglio tutti. Ricorderà che feci anche un ciclo di agopuntura per la mia schiena dopo il quale mi dimenticai dei dolori per almeno 5 anni-.

Ovviamente non risposi nulla.

Pochi minuti dopo venne al punto.

– Ho avuto, di recente, un rialzo della pressione arteriosa. Il medico di medicina generale, dopo qualche accertamento, mi ha dato la pilloletta. Essa, però, mi crea diversi effetti collaterali e, soprattutto, non desidererei prenderla a vita-.

-Capisco-

 

Riprese: – Pur non vedendoci da molti anni continuo a ricevere le sue mail. Particolarmente ho letto con interesse quel suo caso personale in cui, a seguito del rialzo della sua pressione, assunse Natrum Muriaticum con un istantaneo miglioramento”.

 

-Si, l’ho ben presente, risposi- rammentando la mia tremenda sofferenza di quell’estate.

 

-Ebbene – disse Giovanni – anch’io mi alzo la mattina con la testa che mi fa un male cane. E’ come se ci fosse un martello pneumatico dentro. Misuro la pressione arteriosa ed è sempre 160 e 90. A volte anche di più-

-Tuttavia – continuò – ho provato a prendere Natrum Muriaticum ma non ho avuto alcun effetto-

 

-E’ normale- risposi – In quel caso io assunsi quel farmaco perché la mia pressione arteriosa si era alzata, al mare, in conseguenza di un aumento anomalo dell’attività della tiroide. Esso era probabilmente dovuto ad una mia predisposizione personale (nella mia famiglia ci sono molte persone che hanno avuto a che fare con la tiroide) e ad un eccesso di esposizione allo iodio di quel periodo. Il farmaco normalizzò rapidamente l’ipertiroidismo che era alla base del problema e la pressione tornò normale. Tornarono normali anche tante altre cose –

 

-Consideri – continuai – che Natrum Muriaticum non funziona come un generico antipertensivo, cioè come la pillola che le dà il medico di base, ma come un rimedio specifico da utilizzare in determinate situazioni patologiche che possono, solo per conseguenza, rialzare la pressione-

 

Capisco – disse Giovanni – in effetti, io ho dovuto assumere proprio la pilloletta del medico di base ma mi dà molti effetti collaterali e la pressione comunque resta instabile. Bene per un po’, poi si rialza-

 

Risposi – Gli antipertensivi tradizionali di norma funzionano bene. Come medico ho scelto di utilizzare in buona parte la medicina omeopatica ma, non posso certo rifiutare, a priori, o disconoscere la funzione svolta da un antipertensivo tradizionale. In certi casi questi farmaci non si possono evitare-

 

Continuai -va capito solamente che hanno un loro modo di funzionare e che possono impiegare vari giorni per manifestare appieno il loro effetto terapeutico. Inoltre i principi attivi che svolgono attività antipertensiva sono diversi e può essere necessario, all’inizio, fare alcuni tentativi prima di trovare il farmaco e il dosaggio adatti per la singola persona-

-Vero è –dissi ancora – che possono dare alcuni effetti collaterali. Essi possono essere minimi, quasi trascurabili in certi casi, insopportabili in altri-

 

-Ma si può fare qualcosa con la medicina omeopatica?- chiese Giovanni.

-Spesso si- risposi.

Precisai -Ovviamente il caso va studiato bene. Dopodiché, se ci sono le condizioni, si prescrive una cura e si fanno dei controlli ravvicinati per valutare se il paziente manifesti una risposta terapeutica favorevole. Del resto il giudice della situazione è una macchina non influenzabile: lo sfigmomanometro. Anche il suo mal di testa, però, ci darà informazioni-

 

Ripresi- Se la risposta è buona e i livelli di pressione arteriosa tornano alla norma, si può non assumere l’antipertensivo tradizionale. Tuttavia se il farmaco è già in uso al momento in cui subentra la terapia omeopatica non può essere cessato di colpo. Dopo aver riscontrato una risposta favorevole all’omeopatia, si può procedere ad una graduale riduzione dell’antipertensivo tradizionale-

Giovanni confermò di aver capito.

Ripresi -Ci possono anche essere casi intermedi. In alcune situazioni il paziente, grazie alla cura omeopatica, può ridurre notevolmente i dosaggi dell’antipertensivo tradizionale ma non sospenderlo del tutto. Il vantaggio, in queste situazioni, è quello di avere una pressione comunque più stabile, per cui meno picchi ipertensivi che il farmaco tradizionale non sempre evita e una drastica riduzione degli effetti collaterali che si riscontrano soprattutto quando si prendono alti dosaggi del farmaco tradizionale-

 

Terminai dicendo -Ci sono, ovviamente, anche casi non responsivi alla medicina omeopatica come ci sono casi che non rispondono alla medicina tradizionale-

 

La telefonata terminò concordando, nel breve periodo, una visita con Giovanni.

Giunse in ambulatorio pochi giorni dopo.

Considerato il tempo passato dall’ultimo incontro, fu necessario condurre nuovamente una visita prolungata come se si trattasse di una prima visita.

Mi parlò della situazione della sua salute e mi aggiornò sulle problematiche subentrate in questi ultimi anni. Mi confidò, tra l’altro, di aver subito alcune importanti frustrazioni maturate circa un anno prima, a seguito di fatti personali.

Esaminai gli accertamenti che mi aveva portato, ne richiesi altri e lo sottoposi alla visita fisica.

 

Trascorse quasi un’ora, ben spesa, e mi sentii di poter dare il mio giudizio -Mi sono fatto l’idea che il suo problema nasca certamente da una predisposizione ereditaria, considerato che suo padre ha sofferto della stesso malattia. Tenga presente, poi, che la sua fascia di età è proprio quella in cui si può cominciare a soffrire di pressione alta. Tuttavia ci sono anche altri elementi che credo siano entrati in gioco. In primo luogo un cambiamento del suo stile di vita: l’ho lasciata che era uno sportivo e adesso mi sembra che abbia preso qualche chilo e perso tonicità-

Continuai- Inoltre non trascurerei, come fattore d’innesco ultimo del suo problema, pur considerando tutte le altre questioni organiche presenti, la grande frustrazione che ha subito circa un anno fa per le questioni che mi ha narrato-

 

Pertanto – terminai – procederei in questo modo:

  1. inizieremo a prendere un preparato a base di aglio sativo -tranquillo l’odore non si sente- biancospino, vischio. Tre elementi che abbassano di un po’ la pressione ed hanno il merito di pulire le arterie e sciogliere la tensione muscolare che, comprimendo le arterie, contribuisce al rialzo della pressione.
  2. Il centro della prescrizione sarà costituito, tuttavia, dal farmaco Staphysagria. E’ rivolto a superare lo stato frustrato che ancora influenza nettamente i suoi pensieri e le sue scelte personali. le prescriverò una 30 CH in granuli e ne prenderà 3 granuli al giorno. Si aspetti un’azione bifasica del farmaco. All’inizio tirerà fuori molta rabbia, poi subentrerà una sorta di salutare distacco emotivo.
  3. E’, tuttavia, anche necessario che perda peso e riprenda un’igiene di vita adeguata. Potrebbe fare questa dieta che le consegno e tornare a praticare regolarmente il cammino nordico (quello con le bacchette che le insegnai nel 2007) che, mi sembra, a suo tempo le piacesse. Ricorda? Avevamo addirittura organizzato dei gruppi con l’Ambulatorio.
  4. Se non ha paura degli aghi, infine, potrebbe rivelarsi utile qualche seduta di agopuntura per stabilizzare il suo sistema vagale-

 

Giovanni accettò le indicazioni, fece alcune considerazioni e domande cui seguirono opportune risposte ed uscì dallo studio con un’espressione diversa. Direi più serena. Non c’era voluto molto per accogliere il paziente e ricreare un’atmosfera proficua dal punto di vista terapeutico.

Egli divenne subito consapevole di doversi impegnare a seguire un percorso terapeutico che avrebbe comportato necessariamente anche uno stile di vita diverso.

-Dovrà fare – gli dissi- dei controlli periodici e potrà, se ci sarà un riscontro di efficacia, iniziare a ridurre l’antipertensivo tradizionale seguendo un piano terapeutico preciso-

 

-Allora – domandò -potrò disturbarla ogni 3- 4 giorni per comunicarle la mia pressione e come mi sento?-

 

-Ceratamente – risposi – potrà contattarmi per mail, telefono o quant’altro quando ne ha bisogno. Come in passato. Oggi c’è anche WhatsApp-

 

Quando Giovanni uscì dalla porta del mio ambulatorio mi venne una considerazione, tra me e me.

Per raggiungere questo risultato era stato necessario usare un’ora di tempo, analizzare con attenzione gli accertamenti, ascoltare quanto il paziente riferiva, condurre una visita fisica accurata, richiedere altri accertamenti, impostare una terapia farmacologica omeopatica e un possibile piano di riduzione di quella tradizionale, impartire delle indicazioni sullo stile di vita, fornire una dieta ad hoc e consigliare un’attività fisica opportuna. Inoltre incoraggiare, motivare e convincere il paziente a seguire con attenzione le nuove indicazioni sullo stile di vita affinché non rimanessero lettera morta. Infine programmare un piano terapeutico di controlli e mettersi a disposizione per ogni possibile situazione.

E dire che alcuni si ostinano a chiamare gli omeopati  cialtroni e guaritori non rendendosi conto che sono medici esattamente come gli altri e disconoscendo completamente il tipo di lavoro che svolgono.

I numerosi controlli settimanali -nei quali, in buona parte, Giovanni, non sostenne alcuna spesa o comunque  spese irrisorie- che fecero seguito a questa prima visita dimostrarono una risposta favorevole alla cura omeopatica. Pertanto si giunse a sospendere, gradualmente, l’antipertensivo senza rischi.

Giovanni, inoltre, riuscì a perdere qualche chilo e a ritrovare la passione per il movimento che, abitudini personali sbagliate e i fatti non sempre piacevoli della vita, gli avevano fatto dimenticare.

Lo Staphysagria sembrò dare i suoi effetti e Giovanni mostrò in poco tempo un’espressione meno preoccupata e più serena. Riuscì a fare delle scelte di vita coraggiose, diverse rinunce e ad esprimere agli altri assai meglio i suoi bisogni e i suoi pensieri, con il risultato di accumulare meno frustrazioni.

La sua pressione arteriosa è ormai stabile da diverso tempo sui valori di 120/70 mm Hg.

Ovviamente non ha più il mal di testa e vive con una migliore serenità.

 

Pochi giorni fa l’ho rivisto sulla porta dell’ambulatorio con uno dei suoi figli, ormai diventato un gigante

-Ora dobbiamo riprendere il percorso anche con lui- mi dice.

Nessun commento

Lascia un commento

Solo gli utenti registrati possono lasciare un commento , Accedi / Registrati