La Meningite

Sarebbe bene, in primo luogo, parlare della malattia in quanto tale prima di tutte le altre cose.
Per capire cosa sia, come si diffonda, cosa comporti.
Dopo aver capito questo passaggio si può parlare dei mezzi terapeutici più adeguati dei quali disponiamo per poterla curare e, meglio ancora, prevenire.
Nella prevenzione delle meningiti (non è un caso che continui ad usare il plurale), ove indicati possono avere una notevole importanza i vaccini.

L’argomento dei vaccini è sempre assai delicato.

Spesso gli omeopati vengono incolpati di essere contrari ad oltranza alle vaccinazioni.
A parte il fatto che la categoria dei medici omeopatici è abbastanza varia e ogni medico, come in qualsiasi altra branca di questa professione, può avere idee e convincimenti assai diversi su vari argomenti, compreso quello delle vaccinazioni, non è vero che omeopatia e vaccinazioni siano termini antitetici.
Si tratta di un tormentone, basato su argomentazioni false e fuorvianti, divenuto quasi un postulato sleale, tirato fuori in ogni dibattito che voglia mettere in cattiva luce l’omeopatia.

Nasce da un equivoco di fondo , ma bisogna approfondire e studiare per capirlo e non ci possiamo fermare alla superficie.
S. F. C. Hannemann, scopritore dell’omeopatia fu praticamente contemporaneo di E. Jenner, il medico che iniziò la pratica vaccinale.  Hannemann ebbe parole e scritti di stima per questo collega e per la battaglia che conduceva verso la malattia.
Tuttavia Hannemann costatò che la vaccinazione, quando frequentemente ripetuta, poteva portare molti pazienti che la ricevevano a soffrire di una malattia piuttosto grave nota come vaccinosi.
Questa malattia, ben nota e codificata, era caratterizzata da una serie di sintomi importanti e riconoscibili.
E anche qui serve di approfondire per capire.
Il dott. E. Jenner scoprì la pratica vaccinale (era l’epoca delle grandi epidemie di vaiolo che mietevano vittime in tutta l’Europa), quando costatò che alcuni allevatori di bovini che si ammalavano del vaiolo bovino e/o vaccino , cioè di una forma assai più lieve di quello umano, tendevano poi ad essere protetti verso il temibile vaiolo umano.
Pertanto E. Jenner cercò di provocare la malattia del vaiolo bovino e/o vaccino (proprio per questo  si chiamano ancora vaccinazioni anche se la pratica è stata estesa ad altre malattie) artificialmente sui suoi pazienti  prendendo del materiale organico proveniente dalle pustole infette del vaiolo animale e inoculandolo sotto la cute del soggetto umano sano.
Ed effettivamente si accorse che i soggetti trattati con questa pratica, cioè “vaccinati”, risultavano più protetti verso il vaiolo umano.

C’è da dire che il materiale organico usato per le vaccinazioni era piuttosto grezzo, cioè ben poco “raffinato e purificato” e frequentemente portava con se altri germi parassiti.
Inoltre, nel dubbio che la vaccinazione potesse non attecchire, molti pazienti venivano sottoposti ripetutamente alla pratica vaccinale (anche 8-10 inoculazioni) a brevissima distanza di tempo. Questo li faceva ammalare di questa nuova e strana malattia, piuttosto grave, nota come vaccinosi.
Oggi le osservazioni di Hannemann, più che essere intese come una posizione contraria alle vaccinazioni (cosa che come abbiamo visto non corrisponde a realtà), dovrebbe aiutare a programmare un calendario, per quelle vaccinazioni considerate indispensabili, tale da favorire una certa distanza tra un vaccino e l’altro e mettendo il paziente nella condizione di poter effettuare un vaccino per ogni singolo ceppo.
Anche la comunità scientifica internazionale discute molto se sia più opportuno inoculare più ceppi insieme ( atto senz’altro che ha una certa praticità) o distinguerli in singole inoculazioni distanziate. Alcuni immunologi molto rigorosi che nulla hanno a che vedere con l’omeopatia, per cui al di fuori di ogni sospetto (per quanto ingiustificato), tenderebbero a preferire e suggerire la possibilità della singola somministrazione.

Ma veniamo ai nostri giorni e alle pratiche vaccinali dell’età moderna.
Chi mi conosce bene sa che non sono solito appoggiare le estreme posizioni di chi veda nei vaccini un nemico sempre e comunque.
Appartengo ad una generazione che ha fatto in tempo a vedere gli effetti che il virus polio poteva determinare sui propri coetanei, le cui menomazioni sarebbero poi rimaste tutta la vita.

D’altra parte, tuttavia, non posso che prendere atto del modo sbagliato con cui oggi, soprattutto i media, trattino l’argomento delle vaccinazioni e, di recente, particolarmente quello delle meningiti.

Si è perso totalmente quel buon senso clinico, legato alla scienza e al ragionamento, e si favoriscono dibattiti da stadio o da bar dello sport in cui l’argomento vaccini si tratta come si tratterebbe il tifo tra i fautori di due squadre di calcio, con tanto di insulti e sberleffi.
Inoltre, in questo dibattito tra fazioni, si mette da parte quel percorso di conoscenza utile a capire cosa siano realmente le meningiti (e continuo ad usare volutamente il plurale), questione che sarebbe tutt’altro che estranea al dibattito.

Spiace ma l’approccio clinico serio è un’altra cosa.

Ne parlo da medico certamente ma anche, mettendomi al livello dei pazienti, da uomo padre di due figli, che pur disponendo di conoscenze proprie, vorrebbe averne altre serie ed approfondite da chi ne sa di più, fa per mestiere ricerca e parla attraverso gli organi di comunicazione di massa.
E proprio riguardo a questi ultimi sorge un altro problema che coinvolge il diritto alla verità e all’eticità.
I media ci possono mostrare una realtà che, mettendoci in vista dei singoli fatti e facendoli diventare eclatanti, favorisce gli errori comunicativi della generalizzazione e della distorsione, esasperando le nostre paure ataviche e facendoci perdere quella visione panoramica, ragionata, pacata che è necessaria per assumere decisioni adeguate, responsabili, importanti e di buon senso.

Il filmato che si può vedere cliccando sul link che segue può aiutarci a capire meglio l’intera problematica delle meningiti e dei mezzi terapeutici utili a curarle e a prevenirle.
La persona che parla è un uomo di scienza autorevole,  il prof. Montanari.
Nessuno è detentore della verità assoluta in questi argomenti ma i pareri pacati, ragionati e autorevoli sono sempre graditi.

Resta inteso che ognuno, acquisite tutte le informazioni che vuole, ha poi il diritto ( e in certi casi anche il dovere) di assumere le decisioni che ritiene più adeguate per la propria salute.

Link:
http://video.attivo.tv/meningite-lo-scienziato-montanari-ci-svela-cose-inquietanti-ecco-qual-e-la-verita/

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