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Le recenti norme riguardanti l’omeopatia

Stanno accadendo alcune rivoluzioni nel mondo della medicina omeopatica.
Com’è noto i farmaci omeopatici entreranno nel prontuario farmaceutico ed avranno egual dignità rispetto ai farmaci tradizionali.
E’ un passaggio che è avvenuto anche in funzione di un sacrificio degli omeopati: la diminuzione dei rimedi che, al momento, non si è fatto in tempo a registrare.

In alcuni casi, ove possibile (il discorso tuttavia è complesso) in questo nuovo corso il farmaco omeopatico sarà accompagnato dal foglietto interno.

L’omeopatia non è più vista come una pratica oscurantista ma come una pratica terapeutica costituita da prodotti sicuri, con sicurezza provata e certificata.
Gli studi sull’efficacia sono ormai estremamente numerosi e diffusi.
Molti studi sono in corso per svelare il meccanismo d’azione dei rimedi.

Si delinea, pertanto, meglio, la figura del medico omeopata che è uno specialista della salute come gli altri.
Non è un’oscurantista o un’antivaccinista ad oltranza.
Si tratta di un medico moderno che usa prodotti del prontuario farmaceutico nazionale. Mantiene la conoscenza della medicina tradizionale, capendo ove la può impiegare ed ove sia meglio l’omeopatia. Ha in più la conoscenza della medicina omeopatica.
Anche in questo caso capendo, di volta in volta, ove preferirla e ove appoggiarsi alla medicina tradizionale.

Eppure su alcune testate compaiono ancora petizioni improbabili per rimuovere l’omeopatia dalla farmacie.

Magari senza minimamente mettere in discussione tutto l’armamentario di altri materiali di vario genere che affollano oggi (ma a me francamente non disturbano…) le farmacie moderne. E forse è proprio in questo che emerge l’improbabilità del sostenere una posizione di  apparente principio.
Si tratta, evidentemente, di tentativi estremi per impedire il passaggio previsto della legge che obbliga l’omeopatia a delle regole ma le conferisce un’ufficialità ormai da tempo guadagnata sul campo e non più discutibile.

Altra fortunatamente, come già visto, la posizione di organi ufficiali come “Farmacia News” . Affermano chiaramente che l’omeopatia è ad una svolta importante di ufficializzazione con l’entrata nel prontuario e pertanto ogni figura professionale che la tratterà, farmacisti in primis, sarà tenuta ad effettuare corsi di conoscenza approfondita di questa materia.

Giorgio Albani

Il Ruolo dell’Omeopatia nel Tempo che Viviamo

Di Giorgio Albani
(Parte prima)

Desidero esporre alcuni concetti che possano meglio far capire quale sia il ruolo della medicina omeopatica nella società moderna, nel tempo che viviamo e nelle diverse età della vita.
Il tema può sembrare generico e superficiale.
Al contrario, invece, l’intento di questo scritto è quello di generare consapevolezze concrete su un materia caratterizzata da molte possibilità, non sempre ben conosciute.

La medicina omeopatica nasce circa tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’’800 ad opera del medico tedesco S.F. C. Hanneman in un periodo in cui la medicina ufficiale era una vero e proprio disastro. La cura delle malattie si effettuava con salassi, purghe e l’impiego di metalli pesanti. Quando andava bene queste cure impoverivano enormemente l’energia del paziente, compromettendo il resto della sua vita. Quando andava male lo intossicavano e lo uccidevano.
Hanneman divenne consapevole che i mezzi utilizzati per le cure risultavano, di fatto, più pericolosi delle stesse malattie che dovevano curare.

Hanneman era un medico ricco e famoso e avrebbe avuto molti vantaggi nel mantenere la propria posizione, senza mettere in discussione il sistema della medicina dell’epoca.
Dopo aver visto morire numerosi pazienti proprio per l’inappropriatezza delle cure, fu colto da una profonda crisi morale e professionale. Si ritirò dall’esercizio della professione per un lungo periodo dedicandosi ai suoi studi. Hannemann era un medico ma anche un abile chimico e farmacologo.
Sulla base di una serie di fatti osservati e di studi effettuati, dopo un prolungato periodo di sperimentazione, diede vita ad un sistema terapeutico nuovo, sicuro, razionale, che utilizzava diverse sostanze a bassi dosaggi, tali da evitare intossicazioni.
Era nata l’Omeopatia.
Il nuovo metodo terapeutico, molto più razionale della medicina dell’epoca, ottenne subito importanti risultati. Furono guariti molti personaggi famosi (artisti e regnanti, ma anche gente comune) da malattie gravi o che duravano da anni e ciò diede subito alla medicina omeopatica un grande successo.
L’omeopatia fu utilizzata con risultati estremamente positivi anche nelle grandi epidemie che flagellavano l’Europa.
Per esempio nell’epidemia di colera che colpì Londra nel 1854 l’indice di mortalità dei pazienti curati negli ospedali tradizionali fu pari al 53% , quella dei pazienti curati negli ospedali omeopatici fu del 16,4%.
Questa informazione storica ci dice anche che in diverse nazioni e città europee furono aperti numerosi ospedali omeopatici e divennero omeopati diversi medici dell’epoca.
Molti di essi passarono alla storia negli annali della medicina.
Sin da subito, però, l’omeopatia fu osteggiata. Probabilmente ci fu chi lo fece, pur in totale buona fede, semplicemente perché non la capiva e/o non la condivideva. Tuttavia più spesso l’ostilità nacque in cattiva fede poiché il sistema di cura della medicina omeopatica metteva in profonda discussione il sistema delle cure utilizzato all’epoca e, con esso indirettamente metteva in discussione anche l’intero sistema di potere che ruotava intorno alla medicina tradizionale coeva.
La storia dell’omeopatia è piena di omeopati perseguitati in vario modo o che subirono dei veri e propri attentati. Se consideriamo che anche il ricercatore Benveniste (1935-2004) subì la stessa sorte dobbiamo trarre la conclusione che questa pratica persecutoria non apparteneva solo ai tempi passati.

Vorrei dire che ai giorni nostri è tutto cambiato ma non posso farlo.
Se, da una parte, l’omeopatia viene sempre più capita e compresa dalle persone che s’impegnano in un percorso di conoscenza e consapevolezza (sono molte e c’è anche un premio Nobel della medicina) dall’altra rimane una forte ostilità generata dall’apparato della farmacologia chimica, spesso legato ad interessi di vario genere, che combatte, anche con colpi molto bassi, la medicina omeopatica, chi la pratica e chi la utilizza.

Questa premessa era necessaria ma non deve distoglierci dal tema.
Veniamo al nostro tema.
C’è un ruolo che può svolgere validamente l’Omeopatia ai nostri tempi?

Certamente si.
Il sistema terapeutico della medicina omeopatica non è necessariamente “alternativo” alla medicina classica moderna ( se mai lo poteva essere a quella del tardo ‘700) ma può ben affiancarsi ad essa.
In certi casi certamente, può capitare che la possa anche sostituire, senza con questo necessariamente metterla in discussione.
Se con alcuni principi naturali si possono ottenere risultati che, in molti casi, evitano cortisone ed antibiotici, per tutta una serie di motivi questa è una cura da preferire.
Poi, quando serviranno cortisone ed antibiotici e non si potrà farne a meno, li utilizzeremo serenamente.
L’errore, pertanto, è spesso quello di considerare la scelta medicina omeopatica/ medicina classica definitiva, rigida e immutabile.
Si tratta di una dicotomia inutile perché anche nel corso di una stessa malattia, che magari decorre in modo cronico, ci possono essere tempi e situazioni in cui sia preferibile una cura omeopatica e altri in cui lo sia una di tipo tradizionale.

In realtà tutta la storia clinica di una persona si può caratterizzare per eventi di salute che richiedano la medicina tradizionale, altri che vedano più opportuno l’uso della medicina omeopatica, altri ancora che traggano giovamento dall’uso contemporaneo dei due sistemi terapeutici.
Questo fa capire come la definizione di “alternativo”, nella maggior parte dei casi possa considerarsi infondata e in buon parte fuorviante.

Ma andiamo al concreto.
Proviamo a capire che tipo di impiego, modernamente, può avere la medicina omeopatica nelle varie età della vita.
Proviamo a pensare alla storia di un essere umano partendo dal giorno zero della sua vita.
Anzi… Spingiamoci anche più indietro e cerchiamo di pensare a questo nuovo essere umano in via di formazione, nella cavità uterina, dopo il concepimento.

In questa fase l’omeopatia può aiutare la madre e il feto.

La madre, per esempio, potrebbe soffrire di problematiche di salute preesistenti alla gravidanza, che tuttavia, nel periodo dell’ “attesa” , non possano essere curate con farmaci chimici.
La medicina omeopatica consente di curare la gestante con i propri rimedi naturali, senza rischi per madre e feto.

In quelle donne caratterizzate da rischio di aborto l’omeopatia, poi, prevede rimedi che riducono moltissimo questa temibile possibilità.
Ci sono rimedi omeopatici noti per la loro attività attività anti-abortigena

Ma spostiamo ora l’attenzione sul feto.
L’omeopatia può essere utilizzata per fare Eugenetica.
Parola strana, questa, cui la storia ha riservato una serie di significati inappropriati, soprattutto in quel terzo Reich che voleva selezionare i nuovi nati come polli da allevamento.

Nel caso dell’omeopatia significa semplicemente analizzare quali possibili eredità patologiche può ricevere il bambino dai propri genitori e cercare di prevenirle.
Un esempio concreto. Se entrambi i genitori sono allergici il figlio avrà buona probabilità di nascere con questa predisposizione, con tutto ciò che essa poi comporterà nella vita. L’omeopatia prevede un programma di rimedi da utilizzare nelle fasi di formazione di quegli organi e apparati che costituiscono il punto debole dei soggetti allergici.
Un buon intervento dell’omeopata fa prevenzione per molti problemi che, successivamente alla nascita, potrebbero presentarsi.
Un’esperienza personale per far capire quale può essere l’importanza di un programma di eugenetica.
Ho seguito nell’arco di molti anni molte famiglie che, per loro scelte personali, si caratterizzano per una prole piuttosto numerosa. Ho potuto osservare, in quei casi in cui i genitori erano entrambi allergici, che ogni volta che sia stato possibile fare prevenzione eugenetica i figli non hanno poi mostrato tendenza a patologie allergiche. In quei casi in cui la prevenzione, per vari motivi, non è stata effettuata si sono frequentemente verificate, sin da subito, sensibilità allergiche e patologie conseguenti.
Naturalmente non dispongo di un protocollo con numeri e casi registrati ma in oltre vent’anni di attività posso dire di avere potuto puntualmente osservare e confermare questa situazione.

L’omeopatia può essere anche efficacemente utilizzata nel travaglio di parto per ridurre i dolori e le distocie (le mal posizioni del feto) e per rendere l’esperienza del bambino del transito attraverso il canale meno traumatica. C’è uno studio scientifico francese in doppio cieco, effettuato nell’Ospedale di Lilas, che dimostra questa possibilità.

Immediatamente dopo la nascita l’omeopatia può continuare a seguire la madre ripristinando la buona salute, curando alcune conseguenze ginecologiche del parto, stimolando la montata lattea. Particolarmente significativo è l’aiuto che può dare l’omeopatia nella frequente depressione del dopo parto.

Nelle prime fasi della vita l’omeopatia può aiutare i bambini inappetenti a riprendere a mangiare.
Molti farmaci omeopatici possono essere poi utilizzati per quei fastidiosi disturbi che caratterizzano diversi neonati: coliche, stitichezza, la crosta lattea ( a volte una vera e propria dermatite seborroica), le sensibilità cutanee, i problemi di intolleranza al latte.
Successivamente l’ausilio dell’omeopatia può riguardare i problemi derivanti dalla dentizione.
Se per alcuni bambini questa fase della crescita non desta problemi particolari per altri è l’inizio di una serie di sintomi, ben conosciuti dai pediatri della vecchia scuola, che si ripetono ad ogni nuova eruzione dentaria: febbre, otiti, scariche diarroiche, infiammazioni dei glutei e dei genitali, cambi di umore, perdita del sonno e dell’appetito, infiammazioni mucose, ecc.

Pian piano il bambino cresce.
Inizia la fase di svezzamento e può subentrare qualche intolleranza ai nuovi cibi.
Prontamente l’omeopatia può porci rimedio.

Le stagioni si alternano e i bambini possono mostrare la tendenza a soffrire di vari disturbi.
L’omeopatia interviene bene nelle sindromi gastroenteriche estive e invernali, nelle sindromi influenzali, nelle bronchiti, nelle infiammazioni delle mucose, nelle febbri, nelle malattie da raffreddamento, ecc.

Particolare importanza hanno quei programmi di prevenzione che gli omeopati prescrivono alle soglie del periodo invernale.
Ove la medicina classica si muove essenzialmente con i vaccini, l’omeopatia prevede anche cure costituzionali, basate sul singolo individuo, che offrono protezioni di notevole rilievo verso malattie stagionali causate da virus e batteri.
Ci sono ormai studi e statistiche pubblicati che dimostrano l’importanza, la concretezza e l’efficacia di questo tipo d’intervento.

Il periodo primaverile apre le porte alle sensibilità allergiche che riguardano soprattutto quei bambini che non abbiano effettuato un programma di eugenetica.
Ovviamente soffrono di questo problema anche molti adulti.
Le allergie comportano diversi sintomi cutanei (eczemi, orticaria), mucosi (infiammazioni, catarri e reazioni asmatiche) e sierosi (congiuntiviti).

…E’ buffo osservare il fatto che anche quei medici che non approvino totalmente il metodo omeopatico siano però frequentemente disposti a riconoscergli dei favorevoli risultati nella cura delle allergie….
Mi è capitato più di una volta di sentire affermazioni in questo senso, che mostrano la difficoltà, pur costatando efficacia del metodo in un campo arduo come le allergie, a voler approfondire e ad aprirsi alla conoscenza di altre possibilità dello stesso.
Di fatto chi cura con l’omeopatia i propri disturbi allergici, riduce o cessa in tempi brevi l’uso di farmaci impegnativi come antistaminici, cortisone, broncodilatatori, antibiotici.
Il medico di base, che magari conosce e segue il paziente da anni, si accorge facilmente che il proprio assistito, pur stando bene, non richiede più la prescrizione di questi farmaci. Se non si tratta di un sanitario in cui il pregiudizio prevalga sulla ragione, non può che assumere questi fatti oggettivi che osserva come una ovvia prova di efficacia dell’omeopatia.
Per fortuna, nonostante le frequenti campagne pilotate antiomeopatia, nell’esperienza clinica giornaliera questo avviene sempre di più.

Cambiamo capitolo.
Nella crescita il bambino non s’incontra solo con problemi di salute fisica ma può attraversare anche delicati periodi caratterizzati da difficoltà di tipo psicologico ed adattativo.
Tutto ciò in buona parte costituisce un passaggio obbligato e necessario per abituare il bambino ad affrontare le varie problematiche e, in questo modo, diventare un giovane adulto più responsabile e sicuro.
Se è vero che molti di questi problemi adattativi (il contatto con le prime istituzioni scolastiche e con nuovi gruppi sociali, per esempio) si risolvono frequentemente da soli, può succedere che in alcuni casi necessiti un aiuto per evitare di portare nella vita adulta cicatrici non facilmente rimarginabili e modelli comportamentali inadeguati. Questi ultimi possono essere basati sulla fuga  di fronte alle prime problematiche, sulla difesa eccessiva (aggressività), sulla chiusura o sull’elaborazione di una via di distacco dal sociale che potrebbe gettare le basi per la nascita di un disturbo di personalità dell’adulto o di una malattia psichiatrica.
Vero è che molta di questa materia appartiene alla competenza di altre figure professionali (educatori, psicologi, psichiatri) che possono aiutare il bambino e la sua famiglia nei momenti più complessi; ma è anche vero che l’omeopatia può pienamente collaborare in questo ambito, ottenendo dei risultati particolarmente significativi.
Il repertorio omeopatico prevede rimedi utili per trattare gli stati di ansia, angoscia, panico, iniziali e moderati stati depressivi, cambi repentini di umore, insonnia, stati di chiusura e situazioni francamente border-line. Le indicazioni dei diversi rimedi omeopatici sono estremamente accurate e raffinate. Nel caso dell’ansia, per esempio, ci sono farmaci più adatti all’ansia da prestazione, altri per l’ansia da anticipazione, altri ancora per l’ansia di scelta, e così via.
Non ci troviamo, cioè, di fronte alla classica benzodiazepina (la base dei più noti tranquillanti) che in medicina classica si da un po’ a tutti e per tutti i tipi di ansia.
Può essere utile sapere che nell’800 esisteva negli Stati Uniti, a new York, un Ospedale Psichiatrico Omeopatico condotto da esimi medici il cui positivo lavoro è ancora ricordato nella storia della medicina.

Odiernamente l’intervento dell’omeopatia nei problemi appena elencati può essere molto prezioso e il lavoro dell’omeopata si può tranquillamente affiancare a quello delle altre figure professionali, determinando un valore aggiunto nel risultato che è ormai sempre più riconosciuto.

Ci sono, inoltre, molte esperienze che confermano l’attività ansiolitica di alcuni rimedi omeopatici, i quali, tra l’altro, hanno il merito di non portare con se i ben noti effetti collaterali delle benzodiazepine e consimili. Cito volentieri gli studi effettuati in questo senso dal ricercatore italiano dell’università di Verona, prof. Paolo Bellavite.
Questi studi sono diversi e sono stati effettuati per scelta su animali di laboratorio che, ovviamente, non risentono dell’effetto placebo, troppo spesso evocato dai detrattori dell’omeopatia per spiegarne i positivi risultati che evidentemente non riescono facilmente ad accettare.
Le sperimentazioni del prof. Bellavite hanno dimostrato risultati favorevoli inequivocabili e di così alto valore da meritare la pubblicazione su di una rivista scientifica internazionale indipendente e seria come Psicopharmacology.

Concludo questa prima parte del mio scritto sperando che sia stato gradito.
Nelle “prossime puntate” si analizzerà quale può essere l’intervento dell’omeopatia nel periodo giovanile, nell’adolescenza, nella vita adulta e nella terza età.

 

Alcune considerazioni sull’Omeopatia alla luce degli ultimi fatti di cronaca

Momento sinceramente complicato quello che stiamo vivendo.

Per tanti diversi motivi.

Continua ad imperversare una crisi economica importante che ha cambiato le abitudini delle famiglie e le loro possibilità di fare scelte adeguate in molti ambiti della vita (alimentazione, salute spazi ludici e di crescita).
La crisi economica ha portato con se anche una perdita delle sicurezze e ha reso le persone più fragili.

Nella fragilità aumentano le paure e le psicosi.
In primo luogo quelle riguardanti la salute.

Ad amplificare questa condizione contribuiscono, senz’altro, decine di scritti che facilmente transitano attraverso i mezzi di comunicazione di massa (soprattutto i social network) e che veicolano di fatto disinformazione.

A volte in buona fede (ma sempre disinformazione è), a volte in cattiva fede.

In momenti delicati come questo si riduce la consapevolezza delle persone e la capacità di sapersi confrontare e si finisce per discutere ogni tema, anche il più delicato, come se si fosse tutti al bar dello sport o allo stadio o, peggio, in guerra.

Non mancano violenza e aggressività (verbale e non) e cortei di minacce, più o meno esplicite, per chi, in ogni campo della vita, non si allinea completamente al pensiero unico.

Ciò che nella precedente generazione, dopo la durezza degli anni di piombo, era stato acquisito come un punto elevato del dialogo, costruito sul saper serenamente confrontarsi e rispettarsi, oggi è diventata un lusso e tornano, verso chi ha una visione diversa della vita, le vecchie e sempre efficaci accuse di disfattismo.

Muore l’ingenuità, la consapevolezza, la democrazia, intesa come la possibilità da parte dell’individuo di determinare le proprie scelte e, in fondo, il corso della propria vita.

I dibattiti in atto sono molti.
Cominceremo da quello più vicino a noi che riguarda l’omeopatia, mai osteggiata come in questo periodo.
A breve alcuni farmaci omeopatici potrebbero uscire dalla disponibilità di medici e pazienti.
La registrazione di questi prodotti (beninteso oggi considerati farmaci a tutti gli effetti di legge) e la preparazione dei relativi dossier, atti previsti dalla nuova normativa, richiede tempi tecnici prolungati.
E’ stato dato un termine di tempo troppo breve ( fine Giugno 2017) per consentire la registrazione di un armamentario terapeutico assai multiforme e complesso di farmaci in commercio da anni e, proprio per questo, considerabili assai sicuri.
Il ministero della salute ha comunicato che non darà proroghe.
Un po’ come se venisse chiesto di costruire il Colosseo in due settimane.

E’ ovvio che c’è un’ostilità dietro a tutto ciò, anche se indiretta.
La logica sembra: “non ti impedisco di costruire il Colosseo ma lo devi fare in due settimane…”.

Stiano tranquilli, in ogni caso, i pazienti: i farmaci omeopatici che rimarranno in commercio saranno più che sufficienti per condurre, da parte di medici e pazienti, una buona omeopatia.

Forse sarà l’occasione per rendere ancor più manifesto cosa sia una buona omeopatia e cosa no…

Inoltre alcune aziende farmaceutiche che producono al di fuori del nostro paese, sulla base della normativa Europea, continueranno con buona probabilità, salvaguardati dalle norme di reciprocità che intervengono tra gli stati, a fornire l’Italia di quei farmaci mancanti.

Spiace che la vittima sacrificale sia una parte dell’industria farmaceutica italiana che non manca di qualità ed “onore”.
Mi sembra di aver già rivisto questo film…

Questione vaccini.
Prima che da omeopata parlo da medico e da clinico.
Non mi era mai capitato di vedere un confronto tra le parti così scorretto e indisciplinato.

Quali sono le parti in causa?
I sanitari, la politica, i cittadini, i mezzi di comunicazione di massa, i sani interessi clinici, i meno sani interessi economici.

Di fronte alla domanda generica e secca: vaccinare si o vaccinare no la risposta non può che essere univoca.
Certamente vaccinare si.

Ma poi ci sono altre sottodomande non meno importanti: vaccinare quando? Vaccinare in che modo (ceppi unici o separati per esempio)? Con quale distanza? Con quali accorgimenti? Quali controlli debba fare il paziente prima cella vaccinazione? Quali controlli debbano subire questi farmaci e come debba funzionare la farmacovigilanza sui possibili effetti collaterali?

Qui le risposte di virologi, immunologi, clinici sono molto diverse.
Intendiamoci: non parlo di medici che si sono dedicati alle medicine non convenzionali o all’omeopatia, parlo di normalissimi medici e ricercatori che operano all’interno e all’esterno del sistema sanitario nazionale, anche con competenze specifiche molto approfondite sull’argomento.

Questo va detto perché purtroppo chi voleva chiudere il conto con l’omeopatia ha cercato di far valere l’equivalenza omeopati uguale no-vax.

“Conclusione falsa e tendenziosa”.
Da omeopata mi è capito di difendere molte volte la validità di vaccinazioni essenziali che colleghi che nulla avevano a che fare con le medicine non convenzionali bistrattavano.
E mi è capitato anche piuttosto spesso di parlare con pazienti estremamente restii alle vaccinazioni, che non avevano sottoposto i loro figli ad alcuna di esse, e stimolarli ad effettuare almeno quelle essenziali.

Ho più volte detto di aver vissuto in una generazione in cui i risultati della poliomelite si vedevano purtroppo ancora di frequente e non ho nessuna intenzione di tornare a vedere cose di questo tipo.

Tuttavia il dibattito che è in corso in questo periodo tra i camici bianchi (ma anche nell’opinione pubblica) non riguarda tanto il tema vaccini si o vaccini no (nessun medico sensato lo farebbe) ma le altre domande che sono state evidenziate in alto.

Purtroppo non è un dibattito sereno, come già detto.

Su alcuni medici che hanno assunto posizioni interlocutorie, non sempre e necessariamente critiche sul principio di base ( e non necessariamente condivisibili da chi scrive), pesano alcune sentenze degli ordini che sono arrivate alla radiazione.

La radiazione, è bene dirlo, è praticamente la morte professionale di un medico.

Penso che possa esistere uno spazio di dialogo e un modo diverso di confrontarsi, nella vita come nella scienza. Magari utile anche a far capire che alcune posizioni estreme (comprese quelle dei no vax ad ogni costo) sono sbagliate ed inutili per il progresso dell’umanità.

Il tema è delicato e richiede attenzione massima, valutando anche possibili rischi di condizionamento dovuti a lobby economiche di vario genere e a passaggi della politica che non hanno nulla a che vedere con la clinica.

In ogni caso, essendo cittadini di questo stato ed essendo obbligati al rispetto delle sue leggi (anche quelle che non necessariamente condividiamo), superata la fase del dibattito e superata la fase nella quale in tema di vaccinazioni era possibile effettuare scelte tra vaccini obbligatori e facoltativi, sarà nostro obbligo, da sanitari e cittadini, rispettare il nuovo calendario vaccinale.
Tutto ciò a meno che non intervengano modifiche rispetto a quanto sino ad oggi  materia del recente decreto governativo.

Da medico prevedo che si aprirà un periodo logisticamente complesso in cui dovranno essere risolte problematiche non semplici. Probabilmente sarà necessario tornare a disporre di vaccini mono ceppo, utili ad integrare le vaccinazioni mancanti (l’obbligo è sino ai 16 anni).

Si consideri anche che molti bambini hanno già superato alcune malattie per le quali non erano stati vaccinati (per esempio il morbillo) e ripetere il vaccino in questi casi li esporrebbe ad un inutile rischio privo di un reale beneficio.

In altri casi alcune malattie dell’infanzia potrebbero essere già state “fatte” anche in modo in subclinico (inapparente).
Per cui potrà essere necessario effettuare un esame del sangue per valutare per quali malattie già si sia protetti. Per le stesse la vaccinazione, ovviamente, risulterebbe inutile.

Tutto ciò mi porta a pensare che più che una vaccinazione di massa a tappeto come ventilato sarà necessario, almeno per una intera generazione di bambini, valutare le situazioni di caso in caso.

In qualche modo venendo incontro di necessità ad un criterio, quello della valutazione individuale dei bisogni, che costituisce uno degli argomenti di chi ha posizioni critiche su questo tema.

Torniamo all’omeopatia per chiudere.
Le dispense recentemente inviate mostrano come sia possibile usare quest’arma terapeutica anche per casi importanti, come le malattie infiammatorie croniche del colon.
Uno degli allegati che ho messo a disposizione di chi segue questa mailing list riguardava la cura di  un caso complesso di Morbo di Crohn.
Tuttavia i mezzi di comunicazione di massa non conoscono questa casistica e spesso propongono situazioni che tendono a screditare l’omeopatia, anche quando non c’entra nulla.

E’ di ieri la notizia di un caso di otite, ad Ancona, che si è complicato con una meningite “curato per 15 giorni con l’omeopatia”.

Non si capisce se il caso sia stato vista da un medico omeopata o più probabilmente curato dal genitore con le indicazioni di internet.
Siccome alla stoltezza non c’è rimedio potrebbe anche essere…

Giustamente il dottor Trapani, medico omeopata, ha fatto una sua dichiarazione in merito che non lascia dubbi.
Questi sono gli elementi essenziali:
1)    un’otite deve sempre essere vista dal medico e anche rivista dopo 24 ore se necessario;
2)    secondo le linee guida internazionali non si dovrebbero usare gli antibiotici nelle prime 72 ore ma ricorrere solo agli antinfiammatori; in medicina classica paracetamolo ed altri. L’omeopatia ha i suoi rimedi utili in questa fase.
3)    Se, superate le 72 ore, pur usando i vari antinfiammatori (o gli omeopatici) il problema persiste si passa necessariamente alla terapia antibiotica. Lo deve fare anche l’omeopata. Se l’omeopata è bravo, aggiungo io, e se il caso lo consente, in 48 ore l’otite è scomparsa.
4)    Pertanto un caso come questo vede il bambino (e anche l’omeopatia) vittime di una conduzione clinicamente scorretta. E vede la verità, al solito, vittima di un’interpretazione sbagliata (si tratta di uno degli errori della comunicazione, commesso in buona fede o meno, che si chiama “distorsione”).

In questa polemica si inserisce strumentalmente, al solito, il prof. Garattini che tuona dicendo che dovrebbero essere radiati dall’albo dei medici anche gli omeopati.
Altro esponente del pensiero unico, con scarsa tolleranza al dibattito e ad accettare opinioni diverse dalla sua.

E torna il solito cortocircuito per cui chi la pensa diversamente dal pensiero unico non ha la dignità di persona con cui dibattere ma deve essere eliminato, per il momento professionalmente, poi, (chissà?), anche fisicamente.

“Triste è quella società in cui non è più possibile dibattere e confrontarsi ma il primo obiettivo è l’eliminazione di chi ha un’altra idea della vita dalla propria”.
Anonimo.

Conclusione
L’omeopatia è un mezzo terapeutico splendido che permette di curare i problemi della sfera fisica e  della sfera non fisica, in modo dolce.
Anche quelli di una certa importanza.
Come tutte le cose va capito e, soprattutto, saputo usare bene.
Non mancando di operare la giusta selezione tra i casi che se ne possano giovare e quelli non adatti a questo mezzo.

La terapia omeopatica, come dimostra l’esperienza di molti paesi che la utilizzano da anni, anche negli ospedali, si può affiancare a tutti gli strumenti che il progresso tecnico e scientifico ci ha regalato.
Giorgio Albani

Omeopatia Agricoltura e Placebo

Studi scientifici condotti da una ricercatrice dell’università di Bologna da oltre 20 anni dimostrano l’efficacia dei farmaci omeopatici nell’agronomia.

L’uso dei principi omeopatici in agricoltura consente di ottenere colture rigogliose, di combattere le comuni malattie delle piante e di non portare nel piatto che mangiamo elementi tossici dovuti ai trattamenti chimici.
A ciò va aggiunto che il metodo omeopatico in agricoltura non risente certamente dell’effetto placebo e risulta particolarmente economico rispetto ai trattamenti standard.

Se l’omeopatia umana suscita gli attacchi rabbiosi dell’industria del farmaco chimico per uso umano si può immaginare quale possa essere l’avversione e l’acredine maturata verso l’omeopatia da chi produce anticrittogamici e trattamenti chimici per l’agricoltura, in un mondo ove regole etiche ce ne sono ben poche e soldi che girano tantissimi.

Prendete un po’del vostro tempo per guardare questo filmato che dimostra in modo scientifico l’efficacia dell’omeopatia in agronomia.

Giorgio Albani

https://www.youtube.com/watch?v=5ytC2Anizo4