Alcune considerazioni sull’Omeopatia alla luce degli ultimi fatti di cronaca

Momento sinceramente complicato quello che stiamo vivendo.

Per tanti diversi motivi.

Continua ad imperversare una crisi economica importante che ha cambiato le abitudini delle famiglie e le loro possibilità di fare scelte adeguate in molti ambiti della vita (alimentazione, salute spazi ludici e di crescita).
La crisi economica ha portato con se anche una perdita delle sicurezze e ha reso le persone più fragili.

Nella fragilità aumentano le paure e le psicosi.
In primo luogo quelle riguardanti la salute.

Ad amplificare questa condizione contribuiscono, senz’altro, decine di scritti che facilmente transitano attraverso i mezzi di comunicazione di massa (soprattutto i social network) e che veicolano di fatto disinformazione.

A volte in buona fede (ma sempre disinformazione è), a volte in cattiva fede.

In momenti delicati come questo si riduce la consapevolezza delle persone e la capacità di sapersi confrontare e si finisce per discutere ogni tema, anche il più delicato, come se si fosse tutti al bar dello sport o allo stadio o, peggio, in guerra.

Non mancano violenza e aggressività (verbale e non) e cortei di minacce, più o meno esplicite, per chi, in ogni campo della vita, non si allinea completamente al pensiero unico.

Ciò che nella precedente generazione, dopo la durezza degli anni di piombo, era stato acquisito come un punto elevato del dialogo, costruito sul saper serenamente confrontarsi e rispettarsi, oggi è diventata un lusso e tornano, verso chi ha una visione diversa della vita, le vecchie e sempre efficaci accuse di disfattismo.

Muore l’ingenuità, la consapevolezza, la democrazia, intesa come la possibilità da parte dell’individuo di determinare le proprie scelte e, in fondo, il corso della propria vita.

I dibattiti in atto sono molti.
Cominceremo da quello più vicino a noi che riguarda l’omeopatia, mai osteggiata come in questo periodo.
A breve alcuni farmaci omeopatici potrebbero uscire dalla disponibilità di medici e pazienti.
La registrazione di questi prodotti (beninteso oggi considerati farmaci a tutti gli effetti di legge) e la preparazione dei relativi dossier, atti previsti dalla nuova normativa, richiede tempi tecnici prolungati.
E’ stato dato un termine di tempo troppo breve ( fine Giugno 2017) per consentire la registrazione di un armamentario terapeutico assai multiforme e complesso di farmaci in commercio da anni e, proprio per questo, considerabili assai sicuri.
Il ministero della salute ha comunicato che non darà proroghe.
Un po’ come se venisse chiesto di costruire il Colosseo in due settimane.

E’ ovvio che c’è un’ostilità dietro a tutto ciò, anche se indiretta.
La logica sembra: “non ti impedisco di costruire il Colosseo ma lo devi fare in due settimane…”.

Stiano tranquilli, in ogni caso, i pazienti: i farmaci omeopatici che rimarranno in commercio saranno più che sufficienti per condurre, da parte di medici e pazienti, una buona omeopatia.

Forse sarà l’occasione per rendere ancor più manifesto cosa sia una buona omeopatia e cosa no…

Inoltre alcune aziende farmaceutiche che producono al di fuori del nostro paese, sulla base della normativa Europea, continueranno con buona probabilità, salvaguardati dalle norme di reciprocità che intervengono tra gli stati, a fornire l’Italia di quei farmaci mancanti.

Spiace che la vittima sacrificale sia una parte dell’industria farmaceutica italiana che non manca di qualità ed “onore”.
Mi sembra di aver già rivisto questo film…

Questione vaccini.
Prima che da omeopata parlo da medico e da clinico.
Non mi era mai capitato di vedere un confronto tra le parti così scorretto e indisciplinato.

Quali sono le parti in causa?
I sanitari, la politica, i cittadini, i mezzi di comunicazione di massa, i sani interessi clinici, i meno sani interessi economici.

Di fronte alla domanda generica e secca: vaccinare si o vaccinare no la risposta non può che essere univoca.
Certamente vaccinare si.

Ma poi ci sono altre sottodomande non meno importanti: vaccinare quando? Vaccinare in che modo (ceppi unici o separati per esempio)? Con quale distanza? Con quali accorgimenti? Quali controlli debba fare il paziente prima cella vaccinazione? Quali controlli debbano subire questi farmaci e come debba funzionare la farmacovigilanza sui possibili effetti collaterali?

Qui le risposte di virologi, immunologi, clinici sono molto diverse.
Intendiamoci: non parlo di medici che si sono dedicati alle medicine non convenzionali o all’omeopatia, parlo di normalissimi medici e ricercatori che operano all’interno e all’esterno del sistema sanitario nazionale, anche con competenze specifiche molto approfondite sull’argomento.

Questo va detto perché purtroppo chi voleva chiudere il conto con l’omeopatia ha cercato di far valere l’equivalenza omeopati uguale no-vax.

“Conclusione falsa e tendenziosa”.
Da omeopata mi è capito di difendere molte volte la validità di vaccinazioni essenziali che colleghi che nulla avevano a che fare con le medicine non convenzionali bistrattavano.
E mi è capitato anche piuttosto spesso di parlare con pazienti estremamente restii alle vaccinazioni, che non avevano sottoposto i loro figli ad alcuna di esse, e stimolarli ad effettuare almeno quelle essenziali.

Ho più volte detto di aver vissuto in una generazione in cui i risultati della poliomelite si vedevano purtroppo ancora di frequente e non ho nessuna intenzione di tornare a vedere cose di questo tipo.

Tuttavia il dibattito che è in corso in questo periodo tra i camici bianchi (ma anche nell’opinione pubblica) non riguarda tanto il tema vaccini si o vaccini no (nessun medico sensato lo farebbe) ma le altre domande che sono state evidenziate in alto.

Purtroppo non è un dibattito sereno, come già detto.

Su alcuni medici che hanno assunto posizioni interlocutorie, non sempre e necessariamente critiche sul principio di base ( e non necessariamente condivisibili da chi scrive), pesano alcune sentenze degli ordini che sono arrivate alla radiazione.

La radiazione, è bene dirlo, è praticamente la morte professionale di un medico.

Penso che possa esistere uno spazio di dialogo e un modo diverso di confrontarsi, nella vita come nella scienza. Magari utile anche a far capire che alcune posizioni estreme (comprese quelle dei no vax ad ogni costo) sono sbagliate ed inutili per il progresso dell’umanità.

Il tema è delicato e richiede attenzione massima, valutando anche possibili rischi di condizionamento dovuti a lobby economiche di vario genere e a passaggi della politica che non hanno nulla a che vedere con la clinica.

In ogni caso, essendo cittadini di questo stato ed essendo obbligati al rispetto delle sue leggi (anche quelle che non necessariamente condividiamo), superata la fase del dibattito e superata la fase nella quale in tema di vaccinazioni era possibile effettuare scelte tra vaccini obbligatori e facoltativi, sarà nostro obbligo, da sanitari e cittadini, rispettare il nuovo calendario vaccinale.
Tutto ciò a meno che non intervengano modifiche rispetto a quanto sino ad oggi  materia del recente decreto governativo.

Da medico prevedo che si aprirà un periodo logisticamente complesso in cui dovranno essere risolte problematiche non semplici. Probabilmente sarà necessario tornare a disporre di vaccini mono ceppo, utili ad integrare le vaccinazioni mancanti (l’obbligo è sino ai 16 anni).

Si consideri anche che molti bambini hanno già superato alcune malattie per le quali non erano stati vaccinati (per esempio il morbillo) e ripetere il vaccino in questi casi li esporrebbe ad un inutile rischio privo di un reale beneficio.

In altri casi alcune malattie dell’infanzia potrebbero essere già state “fatte” anche in modo in subclinico (inapparente).
Per cui potrà essere necessario effettuare un esame del sangue per valutare per quali malattie già si sia protetti. Per le stesse la vaccinazione, ovviamente, risulterebbe inutile.

Tutto ciò mi porta a pensare che più che una vaccinazione di massa a tappeto come ventilato sarà necessario, almeno per una intera generazione di bambini, valutare le situazioni di caso in caso.

In qualche modo venendo incontro di necessità ad un criterio, quello della valutazione individuale dei bisogni, che costituisce uno degli argomenti di chi ha posizioni critiche su questo tema.

Torniamo all’omeopatia per chiudere.
Le dispense recentemente inviate mostrano come sia possibile usare quest’arma terapeutica anche per casi importanti, come le malattie infiammatorie croniche del colon.
Uno degli allegati che ho messo a disposizione di chi segue questa mailing list riguardava la cura di  un caso complesso di Morbo di Crohn.
Tuttavia i mezzi di comunicazione di massa non conoscono questa casistica e spesso propongono situazioni che tendono a screditare l’omeopatia, anche quando non c’entra nulla.

E’ di ieri la notizia di un caso di otite, ad Ancona, che si è complicato con una meningite “curato per 15 giorni con l’omeopatia”.

Non si capisce se il caso sia stato vista da un medico omeopata o più probabilmente curato dal genitore con le indicazioni di internet.
Siccome alla stoltezza non c’è rimedio potrebbe anche essere…

Giustamente il dottor Trapani, medico omeopata, ha fatto una sua dichiarazione in merito che non lascia dubbi.
Questi sono gli elementi essenziali:
1)    un’otite deve sempre essere vista dal medico e anche rivista dopo 24 ore se necessario;
2)    secondo le linee guida internazionali non si dovrebbero usare gli antibiotici nelle prime 72 ore ma ricorrere solo agli antinfiammatori; in medicina classica paracetamolo ed altri. L’omeopatia ha i suoi rimedi utili in questa fase.
3)    Se, superate le 72 ore, pur usando i vari antinfiammatori (o gli omeopatici) il problema persiste si passa necessariamente alla terapia antibiotica. Lo deve fare anche l’omeopata. Se l’omeopata è bravo, aggiungo io, e se il caso lo consente, in 48 ore l’otite è scomparsa.
4)    Pertanto un caso come questo vede il bambino (e anche l’omeopatia) vittime di una conduzione clinicamente scorretta. E vede la verità, al solito, vittima di un’interpretazione sbagliata (si tratta di uno degli errori della comunicazione, commesso in buona fede o meno, che si chiama “distorsione”).

In questa polemica si inserisce strumentalmente, al solito, il prof. Garattini che tuona dicendo che dovrebbero essere radiati dall’albo dei medici anche gli omeopati.
Altro esponente del pensiero unico, con scarsa tolleranza al dibattito e ad accettare opinioni diverse dalla sua.

E torna il solito cortocircuito per cui chi la pensa diversamente dal pensiero unico non ha la dignità di persona con cui dibattere ma deve essere eliminato, per il momento professionalmente, poi, (chissà?), anche fisicamente.

“Triste è quella società in cui non è più possibile dibattere e confrontarsi ma il primo obiettivo è l’eliminazione di chi ha un’altra idea della vita dalla propria”.
Anonimo.

Conclusione
L’omeopatia è un mezzo terapeutico splendido che permette di curare i problemi della sfera fisica e  della sfera non fisica, in modo dolce.
Anche quelli di una certa importanza.
Come tutte le cose va capito e, soprattutto, saputo usare bene.
Non mancando di operare la giusta selezione tra i casi che se ne possano giovare e quelli non adatti a questo mezzo.

La terapia omeopatica, come dimostra l’esperienza di molti paesi che la utilizzano da anni, anche negli ospedali, si può affiancare a tutti gli strumenti che il progresso tecnico e scientifico ci ha regalato.
Giorgio Albani

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