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Come l’Omeopatia Cura il Mal di Schiena

Dott. Giorgio Albani – Medico Omeopata e agopuntore

 

 

 

 

 

 

 

Il mal di schiena colpisce una buona parte della popolazione.

Si manifesta maggiormente negli adulti e negli anziani, ma non si può certamente dire che i più giovani ne siano esenti.

 

Le cause del mal di schiena sono assai varie.

Nei giovani e nei giovani adulti più che altro il mal di schiena è conseguenza di posture sbagliate.

Si assumono posture sbagliate sia facendo attività che stando fermi.

Se usiamo le leve del corpo in modo scorretto creiamo tensioni dove non ci devono essere.

Ad esse possono far seguito infiammazioni.

Pertanto si verificano contratture muscolari, tendiniti, periartriti ecc.

 

Perdurando queste situazioni si possono manifestare fenomeni degenerativi che colpiscono parti dure e parti molli delle articolazioni. E’ il fenomeno che chiamiamo artrosi.

L’artrosi non è necessariamente un programma automatico che si innesca man mano che invecchiamo.

Va considerato un processo complesso cui collaborano diversi elementi tra cui, certamente, anche la genetica, ma non possiamo considerare estranea al risultato la “manutenzione” che noi facciamo del nostro corpo.

Ci possono essere persone che raggiungono età assai avanzate mantenendo una buona salute e una buona motilità delle articolazioni.

Quando le cose non vanno bene, c’è sempre un cattivo uso delle leve, uno scarico sbagliato dei pesi, un aumento di compressione di strutture che dovrebbero lavorare libere e altre situazioni deleterie.

Una tra tutte: l’aumento del peso corporeo.

Un’articolazione fabbricata per sopportare 70 chilogrammi avrà una vita molto più breve se la costringiamo a sostenerne 90 per 30 anni.

Mettere una protesi è una soluzione fino ad un certo punto.

Nessuna protesi, ad oggi, riesce a sostituire per intero le complicate e molteplici possibilità di movimento delle grandi articolazione del corpo umano: anca, ginocchio.

 

Effettivamente, tornando al mal di schiena, le parti che vengono maggiormente colpite da questo problema si possono individuare nella colonna cervicale e lombare, le due zone cerniera della colonna (considerato che il tratto dorsale è oggettivamente meno mobile, ma non immobile come spesso si tende a credere).

Mobilità significa libertà, ma anche maggiore possibilità di traumi ed usure.

 

Che cosa si può fare l’Omeopatia per la cura dei sintomi del mal di schiena?

In primo luogo dobbiamo fare una buona diagnosi. Diagnosi di causa particolarmente.

Prima di porci il problema di quale farmaco omeopatico possa essere utile nella cura dei sintomi del mal di schiena, se il problema riguarda l’uso scorretto delle leve del corpo umano,  sarà necessario consigliare una tecnica posturale che permetta al paziente di capire dove e cosa stia sbagliando e, soprattutto, cosa fare per correggersi.

Chiunque pensi che il problema si risolva suggerendo 20 esercizi al giorni si trova già fuori obiettivo.

Il paziente più virtuoso e metodico li eseguirà 20 il primo giorno, 10 il secondo, forse 3 il terzo e poi più niente.

L’ideale, invece, è generare consapevolezza degli errori e suggerire pochi e semplici esercizi.

Personalmente consiglio con forza la Tecnica Alexander.

Provare per credere.

 

Ovviamente nei casi in cui c’è dolore e/o infiammazione il medico deve fare il proprio lavoro e prescrivere farmaci in grado di curare questa condizione.

Il che non esclude, poi, di stimolare il paziente a ragionare su tecniche di mantenimento della buona salute.

Il medico che usa la medicina classica prescriverà degli antiinfiammatori, avendo ben chiaro anche i loro limiti temporali e i fattori di rischio di questa categoria di farmaci.

Il medico che ha aggiunto al proprio bagaglio anche quello della conoscenza approfondita della medicina omeopatica potrà avvalersi di altri farmaci (non è un errore di battuta, oggi molti di essi sono presenti sul prontuario farmaceutico avendo superato “gli esami” per essere definiti tali).

Le periartriti scapolo omerali, le epicondiliti, estremamente fastidiose e persistenti, sono tra le situazioni cliniche più frequenti per le quali ci si rivolge all’omeopata.

Lo si fa, spesso, perché si sono usati diversi antiinfiammatori tradizionali o tecniche terapeutiche varie (laser, tecar, correnti, ecc.) senza trovare giovamento.

A volte, addirittura dopo molti insuccessi, ai pazienti con epicondilite viene proposto, come extrema ratio, il blocco temporaneo dell’articolazione del gomito. Una pratica che ha molte controindicazioni.

 

L’omeopatia non è una bacchetta magica, ma può moltissimo per la cura dei sintomi della periartrite, delle tendiniti, delle epicondiliti e dell’artrosi.

 

 

Farmaci omeopatici per la cura di Periartriti, Tendiniti, Epicondiliti

Bryonia: infiammazione con dolore acuto e fitte che peggiorano al minimo movimento.

Rhus Toxicodendron: rigidità e dolore che migliora nettamente con bagni caldi e movimento leggero.

Causticum: rigidità marcata e contrazione, quasi rattrappimento dei tendini. Miglioramento con la lieve umidità che reidrata i tessuti fibrosi e migliora l’elasticità.

Ruta Graveolens: infiammazione dei tendini da uso eccessivo o distorsioni, con forte rigidità articolare. Si usa in quei casi che mostrano resistenza al miglioramento.

Ferrum Phosphoricum: quasi uno specifico della periartrite della spalla destra con risentimento del braccio (per la sinistra, se accade, meglio fare un ECG).

Alcune materie mediche suggerirebbero per la spalla sinistra Ferrum Metallicum.

Sanguinaria Canadensis: tendiniti con borsiti, soprattutto dell’articolazione della spalla. Il braccio migliora se fatto ciondolare.

Phytolacca: dolore nei punti d’inserzione dei tendini sul tessuto osseo.

Arnica va data ogni qual volta si sia consapevoli che l’infiammazione sia dovuta a traumi o a microtraumi (macchine vibranti).

 

Farmaci omeopatici per la cura dell’Artrosi (alcuni esempi)

Calcarea Carbonica: farmaco dell’artrosi della Costituzione Carbonica. Mai troppo grave ed acuta, ma piuttosto lenta, graduale e modicamente ingravescente. Moderati osteofiti e calcificazioni.

Calcarea Fluorica: artrosi degenerative molto veloci e gravi. Le articolazioni tendono a deformarsi rapidamente. Abnormi processi di calcificazione e ed esostosi.

Argentum Nitricum: si usa nelle situazioni caratterizzate da dolori improvvisi, a rapida insorgenza e risoluzione, anche come scossa elettrica, dovuti a degenerazione marcata delle cartilagini articolari e dei tessuti connettivi.

Aesculus Hippocastanum: si usa in tutti i casi di rigidità e dolore dell’articolazione sacroiliaca con forme artrosiche che possono spingersi alla Spondilite Anchilosante.

Bellis Perennis: nelle artrosi professionali (muratori, minatori, piastrellisti) post- traumatiche che peggiorano con il freddo e migliorano nettamente con il massaggiarsi e/o strofinarsi.

Causticum: artrosi/ artrite, anche gottosa, con deformità delle dita dei piedi, calcificazione ed avanzato deterioramento delle articolazioni che migliora con il tempo umido (si veda sopra).

Anche in questo ambito vanno considerati Bryonia , Rhus Tox., Arnica secondo le specifiche già inidcate (si veda sopra).

Colchicum Autunnalis e Benzoicum Acidum, invece, sono farmaci che si usano nelle artrosi gottose. Il primo si usa nelle situazioni maggiormente infiammate, con articolazione calda, rossa, gonfia che (come Belladonna) peggiora al minimo movimento. Spesso con urine soppresse.

Il secondo è da preferire nelle forme meno infiammate, ma più tendenti alle nodosità e alla deformità. Le articolazioni colpite scricchiolano fortemente e le urine sono molto cariche.

 

Infine, in ognuna di queste situazioni, le tecniche di mesoterapia antalgica (condotta con rimedi omeopatici) e di agopuntura svolgono un ruolo terapeutico importantissimo.

Spesso con poche sedute cambia in meglio la situazione del paziente permettendo un ritorno alla normale motilità e un miglioramento della qualità della vita.

Il miglior risultato per la cura di artrosi, periartriti, epicondiliti e tendiniti è dato da un approccio multidisciplinare costituito da omeopatia, mesoterapia, agopuntura associate a tecniche di postura.

Giovanni, la Pressione Arteriosa, l’Omeopatia e Altre Cose…

 

 

 

 

 

 

di Giorgio Albani

 

 

Giovanni (è un nome di comodo, ma la storia è vera) è stato un paziente della prima ora.

Abbiamo condiviso insieme, pur da ruoli diversi (io da medico, lui da paziente) molti passaggi della sua vita personale e famigliare.

Tra l’altro, la gestione di un’importante malattia cronica, a carattere autoimmune, subentrata ad un certo punto della vita, che avrebbe potuto modificare profondamente la sua salute e ridurre tangibilmente le sue possibilità di ben operare nel campo professionale e nel tempo libero.

Con la medicina omeopatica riuscimmo a tenere a bada la malattia e a ridurre al minimo gli indici d’infiammazione, con grande stupore del reumatologo che lo seguiva.

Giovanni non perse più un giorno di lavoro, in precedenza era stato un inferno, e si dedicò serenamante ai suoi hobby, sport compreso.

 

Poi fu la volta di seguire i suoi bambini per trattare e prevenire i disturbi infiammatori delle vie aeree cui sembravano essere profondamente predisposti, come del resto era avvenuto per Giovanni quando era piccolo.

Ricordo i messaggi, le telefonate ad ogni ora della  giornata (e a volte della notte) cui risposi sempre puntualmente e le visite in urgenza per cercare di risolvere rapidamente ogni problematica che si presentava.

 

I bambini, con l’aiuto dell’omeopatia affrontarono serenamente le loro tappe di crescita, fisica e psicologica, e divennero grandi.

Al momento opportuno non mancarono dei consigli – ricordo delle bellissime visite con l’intera famiglia-  conoscendone carattere e propensioni, per la scelta dei percorsi di studio.

Né mancò il supporto necessario, nel fragile periodo adolescenziale, per sostenerli con i rimedi giusti nelle loro crisi e accompagnarli serenamente verso l’età adulta.

Venne anche il momento di una piccola crisi di coppia tra Giovanni e la sua signora che fu gestita in tandem con un bravo psicoterapeuta, superando anche questa tempesta.

Tuttavia, alcuni anni fa, con la comparsa dei primi attacchi mediatici all’omeopatia – mi pare dopo le esternazioni di Garattini-  Giovanni, come altri, scomparve completamente.

 

Evidentemente le esperienze positive che aveva avuto con la medicina omeopatica, tutte lì ancora visibilissime e chiare, i numerosi contatti personali e le diverse visite che avevano portato ogni volta a risolvere tantissime problematiche, non erano bastati, in quel momento, a superare il dubbio e il condizionamento imposto dai mezzi di comunicazione.

 

Pertanto, da parte mia, considerata una certa abitudine maturata in questi ultimi anni verso queste situazioni, archiviai serenamente le cartelle cliniche di Giovanni e della sua famiglia in una scatola che ospita ciò che è stato, in attesa di incenerimento dopo adeguato periodo.

Ho imparato da tempo che in un rapporto terapeutico non si deve mai pesare quel che si è dato e/o avere aspettative di ricevere in cambio necessariamente qualcosa di simile.

 

Ogni rapporto terapeutico dura semplicemente quello che è necessario.

A volte tutta la vita, a volte un breve periodo. Si fa quello che serve e si va oltre.

 

Tempo fa, tuttavia, a distanza di diversi anni dall’ultimo contatto, ricevetti una nuova telefonata di Giovanni.

 

Anche questo fenomeno del ritorno, probabilmente dopo una necessaria fase di elaborazione personale e una raggiunta consapevolezza, mi capita di riscontrarlo sempre più spesso in pazienti con cui, da tempo, si erano persi i contatti.

Penso che le cose debbano seguire il loro corso naturale senza forzature.

Per fortuna altri pazienti hanno continuato, in questi anni, a frequentare  e sostenere l’ambulatorio permettendo di fatto di mantenere viva un’esperienza e, soprattutto, un servizio che oggi Giovanni, e altri come lui, può ritrovare.

 

Ma torniamo alla sua telefonata.

Per quanto il telefono permetta fino ad un certo punto di interpretare le emozioni delle persone mi sembrò che Giovanni avesse un’espressione quasi contrita.

Per cui lo rassicurai immediatamente dicendogli che non c’era bisogno di alcuna giustificazione.

Con piacere m’informai sulla sua famiglia.

Mi aggiornò e poi mi disse: – Quando ci curavamo con la medicina omeopatica stavamo meglio tutti. Ricorderà che feci anche un ciclo di agopuntura per la mia schiena dopo il quale mi dimenticai dei dolori per almeno 5 anni-.

Ovviamente non risposi nulla.

Pochi minuti dopo venne al punto.

– Ho avuto, di recente, un rialzo della pressione arteriosa. Il medico di medicina generale, dopo qualche accertamento, mi ha dato la pilloletta. Essa, però, mi crea diversi effetti collaterali e, soprattutto, non desidererei prenderla a vita-.

-Capisco-

 

Riprese: – Pur non vedendoci da molti anni continuo a ricevere le sue mail. Particolarmente ho letto con interesse quel suo caso personale in cui, a seguito del rialzo della sua pressione, assunse Natrum Muriaticum con un istantaneo miglioramento”.

 

-Si, l’ho ben presente, risposi- rammentando la mia tremenda sofferenza di quell’estate.

 

-Ebbene – disse Giovanni – anch’io mi alzo la mattina con la testa che mi fa un male cane. E’ come se ci fosse un martello pneumatico dentro. Misuro la pressione arteriosa ed è sempre 160 e 90. A volte anche di più-

-Tuttavia – continuò – ho provato a prendere Natrum Muriaticum ma non ho avuto alcun effetto-

 

-E’ normale- risposi – In quel caso io assunsi quel farmaco perché la mia pressione arteriosa si era alzata, al mare, in conseguenza di un aumento anomalo dell’attività della tiroide. Esso era probabilmente dovuto ad una mia predisposizione personale (nella mia famiglia ci sono molte persone che hanno avuto a che fare con la tiroide) e ad un eccesso di esposizione allo iodio di quel periodo. Il farmaco normalizzò rapidamente l’ipertiroidismo che era alla base del problema e la pressione tornò normale. Tornarono normali anche tante altre cose –

 

-Consideri – continuai – che Natrum Muriaticum non funziona come un generico antipertensivo, cioè come la pillola che le dà il medico di base, ma come un rimedio specifico da utilizzare in determinate situazioni patologiche che possono, solo per conseguenza, rialzare la pressione-

 

Capisco – disse Giovanni – in effetti, io ho dovuto assumere proprio la pilloletta del medico di base ma mi dà molti effetti collaterali e la pressione comunque resta instabile. Bene per un po’, poi si rialza-

 

Risposi – Gli antipertensivi tradizionali di norma funzionano bene. Come medico ho scelto di utilizzare in buona parte la medicina omeopatica ma, non posso certo rifiutare, a priori, o disconoscere la funzione svolta da un antipertensivo tradizionale. In certi casi questi farmaci non si possono evitare-

 

Continuai -va capito solamente che hanno un loro modo di funzionare e che possono impiegare vari giorni per manifestare appieno il loro effetto terapeutico. Inoltre i principi attivi che svolgono attività antipertensiva sono diversi e può essere necessario, all’inizio, fare alcuni tentativi prima di trovare il farmaco e il dosaggio adatti per la singola persona-

-Vero è –dissi ancora – che possono dare alcuni effetti collaterali. Essi possono essere minimi, quasi trascurabili in certi casi, insopportabili in altri-

 

-Ma si può fare qualcosa con la medicina omeopatica?- chiese Giovanni.

-Spesso si- risposi.

Precisai -Ovviamente il caso va studiato bene. Dopodiché, se ci sono le condizioni, si prescrive una cura e si fanno dei controlli ravvicinati per valutare se il paziente manifesti una risposta terapeutica favorevole. Del resto il giudice della situazione è una macchina non influenzabile: lo sfigmomanometro. Anche il suo mal di testa, però, ci darà informazioni-

 

Ripresi- Se la risposta è buona e i livelli di pressione arteriosa tornano alla norma, si può non assumere l’antipertensivo tradizionale. Tuttavia se il farmaco è già in uso al momento in cui subentra la terapia omeopatica non può essere cessato di colpo. Dopo aver riscontrato una risposta favorevole all’omeopatia, si può procedere ad una graduale riduzione dell’antipertensivo tradizionale-

Giovanni confermò di aver capito.

Ripresi -Ci possono anche essere casi intermedi. In alcune situazioni il paziente, grazie alla cura omeopatica, può ridurre notevolmente i dosaggi dell’antipertensivo tradizionale ma non sospenderlo del tutto. Il vantaggio, in queste situazioni, è quello di avere una pressione comunque più stabile, per cui meno picchi ipertensivi che il farmaco tradizionale non sempre evita e una drastica riduzione degli effetti collaterali che si riscontrano soprattutto quando si prendono alti dosaggi del farmaco tradizionale-

 

Terminai dicendo -Ci sono, ovviamente, anche casi non responsivi alla medicina omeopatica come ci sono casi che non rispondono alla medicina tradizionale-

 

La telefonata terminò concordando, nel breve periodo, una visita con Giovanni.

Giunse in ambulatorio pochi giorni dopo.

Considerato il tempo passato dall’ultimo incontro, fu necessario condurre nuovamente una visita prolungata come se si trattasse di una prima visita.

Mi parlò della situazione della sua salute e mi aggiornò sulle problematiche subentrate in questi ultimi anni. Mi confidò, tra l’altro, di aver subito alcune importanti frustrazioni maturate circa un anno prima, a seguito di fatti personali.

Esaminai gli accertamenti che mi aveva portato, ne richiesi altri e lo sottoposi alla visita fisica.

 

Trascorse quasi un’ora, ben spesa, e mi sentii di poter dare il mio giudizio -Mi sono fatto l’idea che il suo problema nasca certamente da una predisposizione ereditaria, considerato che suo padre ha sofferto della stesso malattia. Tenga presente, poi, che la sua fascia di età è proprio quella in cui si può cominciare a soffrire di pressione alta. Tuttavia ci sono anche altri elementi che credo siano entrati in gioco. In primo luogo un cambiamento del suo stile di vita: l’ho lasciata che era uno sportivo e adesso mi sembra che abbia preso qualche chilo e perso tonicità-

Continuai- Inoltre non trascurerei, come fattore d’innesco ultimo del suo problema, pur considerando tutte le altre questioni organiche presenti, la grande frustrazione che ha subito circa un anno fa per le questioni che mi ha narrato-

 

Pertanto – terminai – procederei in questo modo:

  1. inizieremo a prendere un preparato a base di aglio sativo -tranquillo l’odore non si sente- biancospino, vischio. Tre elementi che abbassano di un po’ la pressione ed hanno il merito di pulire le arterie e sciogliere la tensione muscolare che, comprimendo le arterie, contribuisce al rialzo della pressione.
  2. Il centro della prescrizione sarà costituito, tuttavia, dal farmaco Staphysagria. E’ rivolto a superare lo stato frustrato che ancora influenza nettamente i suoi pensieri e le sue scelte personali. le prescriverò una 30 CH in granuli e ne prenderà 3 granuli al giorno. Si aspetti un’azione bifasica del farmaco. All’inizio tirerà fuori molta rabbia, poi subentrerà una sorta di salutare distacco emotivo.
  3. E’, tuttavia, anche necessario che perda peso e riprenda un’igiene di vita adeguata. Potrebbe fare questa dieta che le consegno e tornare a praticare regolarmente il cammino nordico (quello con le bacchette che le insegnai nel 2007) che, mi sembra, a suo tempo le piacesse. Ricorda? Avevamo addirittura organizzato dei gruppi con l’Ambulatorio.
  4. Se non ha paura degli aghi, infine, potrebbe rivelarsi utile qualche seduta di agopuntura per stabilizzare il suo sistema vagale-

 

Giovanni accettò le indicazioni, fece alcune considerazioni e domande cui seguirono opportune risposte ed uscì dallo studio con un’espressione diversa. Direi più serena. Non c’era voluto molto per accogliere il paziente e ricreare un’atmosfera proficua dal punto di vista terapeutico.

Egli divenne subito consapevole di doversi impegnare a seguire un percorso terapeutico che avrebbe comportato necessariamente anche uno stile di vita diverso.

-Dovrà fare – gli dissi- dei controlli periodici e potrà, se ci sarà un riscontro di efficacia, iniziare a ridurre l’antipertensivo tradizionale seguendo un piano terapeutico preciso-

 

-Allora – domandò -potrò disturbarla ogni 3- 4 giorni per comunicarle la mia pressione e come mi sento?-

 

-Ceratamente – risposi – potrà contattarmi per mail, telefono o quant’altro quando ne ha bisogno. Come in passato. Oggi c’è anche WhatsApp-

 

Quando Giovanni uscì dalla porta del mio ambulatorio mi venne una considerazione, tra me e me.

Per raggiungere questo risultato era stato necessario usare un’ora di tempo, analizzare con attenzione gli accertamenti, ascoltare quanto il paziente riferiva, condurre una visita fisica accurata, richiedere altri accertamenti, impostare una terapia farmacologica omeopatica e un possibile piano di riduzione di quella tradizionale, impartire delle indicazioni sullo stile di vita, fornire una dieta ad hoc e consigliare un’attività fisica opportuna. Inoltre incoraggiare, motivare e convincere il paziente a seguire con attenzione le nuove indicazioni sullo stile di vita affinché non rimanessero lettera morta. Infine programmare un piano terapeutico di controlli e mettersi a disposizione per ogni possibile situazione.

E dire che alcuni si ostinano a chiamare gli omeopati  cialtroni e guaritori non rendendosi conto che sono medici esattamente come gli altri e disconoscendo completamente il tipo di lavoro che svolgono.

I numerosi controlli settimanali -nei quali, in buona parte, Giovanni, non sostenne alcuna spesa o comunque  spese irrisorie- che fecero seguito a questa prima visita dimostrarono una risposta favorevole alla cura omeopatica. Pertanto si giunse a sospendere, gradualmente, l’antipertensivo senza rischi.

Giovanni, inoltre, riuscì a perdere qualche chilo e a ritrovare la passione per il movimento che, abitudini personali sbagliate e i fatti non sempre piacevoli della vita, gli avevano fatto dimenticare.

Lo Staphysagria sembrò dare i suoi effetti e Giovanni mostrò in poco tempo un’espressione meno preoccupata e più serena. Riuscì a fare delle scelte di vita coraggiose, diverse rinunce e ad esprimere agli altri assai meglio i suoi bisogni e i suoi pensieri, con il risultato di accumulare meno frustrazioni.

La sua pressione arteriosa è ormai stabile da diverso tempo sui valori di 120/70 mm Hg.

Ovviamente non ha più il mal di testa e vive con una migliore serenità.

 

Pochi giorni fa l’ho rivisto sulla porta dell’ambulatorio con uno dei suoi figli, ormai diventato un gigante

-Ora dobbiamo riprendere il percorso anche con lui- mi dice.

UNO STRANO CASO DI CISTITI RECIDIVANTI

Tempo fa vidi un paziente che andava incontro a cistiti ripetute. Dolorosissime al punto tale che, per diversi giorni, non poteva recarsi al lavoro. A volte anche caratterizzate da sanguinamento spontaneo. Incomprensibili per il proprio medico di famiglia che le aveva ripetutamente bombardate con antibiotici. Urine rigorosamente sterili (molte urinocolture effettuate, sempre risultate negative) e ripetute visite specialistiche urologiche in cui non emergeva mai nulla di rilevante.
Come avviene spesso in questi casi in cui non si “cava il ragno dal buco” il paziente era stato classificato come psicosomatico, considerato un po’ fastidioso e trattato con ansiolitici.

Quando giunse nel mio studio mi disse chiaramente che non ne poteva più di questa situazione e che il rivolgersi all’omeopatia era semplicemente, per lui, il tentativo di cercare un’ ultima spiaggia.
Noi omeopati siamo abituati a sentirci dire questa cosa … Non ci fa particolarmente piacere ma non ci fa nemmeno più tanto caso…

Cercai di analizzare, passaggio per passaggio, tutta la storia personale del paziente nel tentativo di non farmi sfuggire nulla. Indubbiamente non emergeva alcuna possibile spiegazione per quelle cistiti. M’informai dettagliatamente sulle abitudini di vita del paziente. Infine gli chiesi se stesse assumendo dei farmaci… A volte alcuni danno effetti collaterali imprevedibili. Niente di niente.
Pertanto, al termine della visita, francamente non avevo raggiunto alcun elemento chiaro tale da indirizzarmi verso una possibile causa del suo star male.
Di una cosa però ero convinto: non mi sembrava per nulla un paziente che potesse incorrere in una patologia psicosomatica.
Glielo dissi.
Era d’accordo.
Tant’è che, da tempo, aveva sospeso gli ansiolitici.
Giungemmo ad una conclusione.
Considerato che tutte le ricerche e gli esami possibili (compresi quelli relativi ad una cistite tubercolare) erano stati fatti più volte gli chiesi di stilare una lista di tutte le sue abitudini giornaliere, comprese quelle ritenute più innocue e scontate, e di inviarmela per mail.
Noi ci saremmo rivisti dopo una decina di giorni.

Trascorsi 4 giorni dalla visita, ricevetti una lista che mi sembrava il primo capitolo dell’Ulisse di Joice.
Il paziente, forse anche un po’ maniacale, aveva descritto la sua giornata momento per momento. La consultai con attenzione certosina più di una volta ma non emerse nulla di particolare. Ero assolutamente giunto alla conclusione di comunicare a quel sofferente paziente di non poterlo aiutare. Si tratta sempre di una decisione sofferta per il medico ma a volte è necessaria.
Il giorno dopo, di buon’ora, poco dopo essermi alzato, mi preparai per la doccia. Cercando lo sciampo mi finì tra le mani la solita confezione di colluttorio di marca nota che sembra non trovare mai posto.
Non amo molto queste preparazioni industriali e mi posi il problema del perché qualcuno a casa mia insistesse ad utilizzarlo.
Pensai per l’ennesima volta “chissà quali schifezze ci mettono dentro?”
Questa volta però, rispetto ad altre occasioni, la curiosità mi spinse a guardarci.
L’etichetta riportava: “ acqua, alcool, sorbitolo, poloxamer 407, acido benzoico e un sacco di altre cose….”.
“ACIDO BENZOICO!” dissi ad alta voce.
E mi tornò alla mente la lista del mio paziente che usava proprio quello stesso colluttorio frequentissimamente….Anche 6-7 volte al giorno…
“… Sa dottore… E’ un’abitudine, quasi un vizio…Per tenere l’alito pulito. Siccome mi piace a volte lo mando anche giù un pochino”.
In quel preciso istante mi venne in mente lo studio della materia medica omeopatica riguardante la sperimentazione della sostanza Benzoicum Acidum , cioè dell’acido benzoico. Ogni omeopata deve conoscere il quadro tossicologico della maggior parte delle sostanze naturali e non, proprio per sfruttare poi, a piccole dosi, le loro capacità terapeutiche. Quello che la sostanza è in grado di determinare nell’organismo umano, in rilevanti quantità, per azione tossica, può curare quando usata in piccole quantità.
E queste virtù terapeutiche si mantengono anche quando compare un quadro di sintomi simili ma non necessariamente dovuti all’azione tossica di quella sostanza.

Ripresi, pertanto, in mano la mia materia medica omeopatica e ripassai la tossicologia dell’Acido Benzoico.
“In quantità elevate” diceva testualmente il libro di materia medica “produce urine torbide, di cattivo odore, simili a quelle di un cavallo e lo sperimentatore riferisce dolori acuti all’uretra e senso di peso al bacinetto… Se l’assorbimento della sostanza continua si può avere un quadro di cistite penosa con rialzo della temperatura e prostrazione del paziente”.

Chiamai immediatamente il paziente e gli comunicai l’esito delle mie ricerche.
Gli dissi che, con buona probabilità, era andato incontro ad una intossicazione da acido benzoico.
La sostanza, contenuta in piccole quantità nel colluttorio e di norma tollerata, alle dosi da lui usate (ingestione compresa) aveva probabilmente raggiunto un livello potenzialmente tossico o comunque tale da determinare i primi sintomi di uno stato di tossicità.
Consigliai di eliminare immediatamente il colluttorio e, in base ai principi dell’omeopatia, prescrissi Benzoicum Acidum 5 Ch 3 granuli 4 volte al di, associato a Cantharis 5 Ch 3 granuli 3 volte al di.

Nella sperimentazione le diluzioni omeopatiche di sostanze che, a dosi elevate, generano tossicità, sono in grado di promuoverne l’eliminazione.
Se si intossica una cavia di laboratorio con arsenico e succesivamente si tratta con il farmaco Arsenicum Album 5 Ch (una diluzione omeopatica dell’Arsenico) si assiste ad un netto aumento dell’eliminazione del tossico rispetto a quella fisiologica.
In 4 giorni il paziente si ristabilì totalmente dal suo problema di cistite che durava da molto tempo.
Osservato per diversi mesi il problema non si è più ripresentato.

L’omeopata, prima di essere qualcosa di diverso o alternativo deve essere fondamentalmente un tossicologo.

Giorgio Albani

Le Urine nella Materia Medica

L’omeopatia nasce in un periodo in cui gli esami clinici erano ben pochi.
Per cui il medico doveva riuscire a far diagnosi essenzialmente con l’osservazione.
Questo è il motivo per il quale le materie mediche sono piene di descrizioni che oggi, abituati come siamo agli esami di laboratorio, risultano spesso incomprensibili.
A quei tempi avevano, invece, un valore altissimo.
E, secondo me, lo conservano ancora.
Il medico che studia omeopatia si può riappropriare di conoscenze ormai perse dalla maggior parte della classe medica.
La materia medica omeopatica del Lathoud ci offre un eccellente esempio di quanto io voglia dire.
Per esempio, andando a leggere cosa è riportato riguardo al farmaco Lycopodium Clavatum nel paragrafo “apparato urinario” si può trovare la descrizione dettagliata delle urine dei soggetti Lycopodium, ed insieme ad essa una splendida diagnosi differenziale riguardante le urine riscontrabili in altri farmaci. Eccola di seguito.

Giorgio Albani

Lycopodium. Urine fangose, con sedimento terroso o rosso come mattone in polvere, oppure, dopo decantazione, rimane un deposito simile a quello che lascia il sidro in fermentazione.
Arnica Montana. Sedimento urinario rosso marrone scuro, concomitante con senso di contusione, di indolenzimento nella regione renale.
Baryta Muriatica.  Sedimento urinario biancastro, con aumento dell’acido urico e diminuzione dei cloruri.
Benzoicum Acidum. Urina che lascia depositare un sedimento nel quale si trovano fosfati misti ad una specie di grumi mucosi (Clarke); essa è molto scura ed ha un caratteristico odore di urine di cavallo.
Sepia Officinalis. Urina dall’odore fetido, acidula, contenente un eccesso di acido urico e a reazione marcatamente acida, con un sedimento urinario rosso, aderente.
Berberis Vulgaris. Urina con un deposito biancastro, ma che diventa successivamente rosso e farinoso, con dolori ai reni, che scendono lungo la schiena fino alla pelvi seguendo il tragitto ureterale, ma non oltrepassano le anche, si irradiano ai lombi e alle anche, ma non scendono nelle cosce, come quelli di Pareira Brava.
Causticum. Urina carica di acido urico e di urati, che si depositano in uno spesso sedimento di un colore che varia dallo scuro al chiaro; se abbiamo un paziente con un deposito eccessivo di urati nelle urine, ma senza latro sintomo dominante, Causticum risolverà il caso.
Colchicum Autunnalis. Dolori gottosi che si accompagnano ad un deposito urinario biancastro.
Kaly Carbonicum. Gran quantità urinaria di urati; è un medicamento che causa una grande spossatezza muscolare con eliminazione esagerata di urati.
Lithium Carbonicum e Lithium Benzoicum. Abbondanti depositi urinari uratici con dolori renali più o meno acuti.
Natrum Muriaticum. Urine abbondanti, chiare, con sedimento rossastro simile a mattone in polvere.
Pareira Brava. Urina emessa con difficoltà cin grande tenesmo e la scia depositare un copioso sedimento di urati; ha pure dolori discendenti dai reni nel bacino, ma che si arrestano alle anche, come in Berberis, ma scendono lungo le cosce e talora alle gambe.
Sarsaparilla Officinalis. Utile nella renella dei bambini: essi gridano, urlano quando l’urina passa e dopo si trova della sabbia grigiastra sul fondo del lettino.
Solidago Virgaurea. Lascia nella propria urina un sedimento denso, come pure Thlaspi bursa pastoris, con un deposito rosso mattone molto simile a quello di Lycopodium Clvatum.

La Meningite

Sarebbe bene, in primo luogo, parlare della malattia in quanto tale prima di tutte le altre cose.
Per capire cosa sia, come si diffonda, cosa comporti.
Dopo aver capito questo passaggio si può parlare dei mezzi terapeutici più adeguati dei quali disponiamo per poterla curare e, meglio ancora, prevenire.
Nella prevenzione delle meningiti (non è un caso che continui ad usare il plurale), ove indicati possono avere una notevole importanza i vaccini.

L’argomento dei vaccini è sempre assai delicato.

Spesso gli omeopati vengono incolpati di essere contrari ad oltranza alle vaccinazioni.
A parte il fatto che la categoria dei medici omeopatici è abbastanza varia e ogni medico, come in qualsiasi altra branca di questa professione, può avere idee e convincimenti assai diversi su vari argomenti, compreso quello delle vaccinazioni, non è vero che omeopatia e vaccinazioni siano termini antitetici.
Si tratta di un tormentone, basato su argomentazioni false e fuorvianti, divenuto quasi un postulato sleale, tirato fuori in ogni dibattito che voglia mettere in cattiva luce l’omeopatia.

Nasce da un equivoco di fondo , ma bisogna approfondire e studiare per capirlo e non ci possiamo fermare alla superficie.
S. F. C. Hannemann, scopritore dell’omeopatia fu praticamente contemporaneo di E. Jenner, il medico che iniziò la pratica vaccinale.  Hannemann ebbe parole e scritti di stima per questo collega e per la battaglia che conduceva verso la malattia.
Tuttavia Hannemann costatò che la vaccinazione, quando frequentemente ripetuta, poteva portare molti pazienti che la ricevevano a soffrire di una malattia piuttosto grave nota come vaccinosi.
Questa malattia, ben nota e codificata, era caratterizzata da una serie di sintomi importanti e riconoscibili.
E anche qui serve di approfondire per capire.
Il dott. E. Jenner scoprì la pratica vaccinale (era l’epoca delle grandi epidemie di vaiolo che mietevano vittime in tutta l’Europa), quando costatò che alcuni allevatori di bovini che si ammalavano del vaiolo bovino e/o vaccino , cioè di una forma assai più lieve di quello umano, tendevano poi ad essere protetti verso il temibile vaiolo umano.
Pertanto E. Jenner cercò di provocare la malattia del vaiolo bovino e/o vaccino (proprio per questo  si chiamano ancora vaccinazioni anche se la pratica è stata estesa ad altre malattie) artificialmente sui suoi pazienti  prendendo del materiale organico proveniente dalle pustole infette del vaiolo animale e inoculandolo sotto la cute del soggetto umano sano.
Ed effettivamente si accorse che i soggetti trattati con questa pratica, cioè “vaccinati”, risultavano più protetti verso il vaiolo umano.

C’è da dire che il materiale organico usato per le vaccinazioni era piuttosto grezzo, cioè ben poco “raffinato e purificato” e frequentemente portava con se altri germi parassiti.
Inoltre, nel dubbio che la vaccinazione potesse non attecchire, molti pazienti venivano sottoposti ripetutamente alla pratica vaccinale (anche 8-10 inoculazioni) a brevissima distanza di tempo. Questo li faceva ammalare di questa nuova e strana malattia, piuttosto grave, nota come vaccinosi.
Oggi le osservazioni di Hannemann, più che essere intese come una posizione contraria alle vaccinazioni (cosa che come abbiamo visto non corrisponde a realtà), dovrebbe aiutare a programmare un calendario, per quelle vaccinazioni considerate indispensabili, tale da favorire una certa distanza tra un vaccino e l’altro e mettendo il paziente nella condizione di poter effettuare un vaccino per ogni singolo ceppo.
Anche la comunità scientifica internazionale discute molto se sia più opportuno inoculare più ceppi insieme ( atto senz’altro che ha una certa praticità) o distinguerli in singole inoculazioni distanziate. Alcuni immunologi molto rigorosi che nulla hanno a che vedere con l’omeopatia, per cui al di fuori di ogni sospetto (per quanto ingiustificato), tenderebbero a preferire e suggerire la possibilità della singola somministrazione.

Ma veniamo ai nostri giorni e alle pratiche vaccinali dell’età moderna.
Chi mi conosce bene sa che non sono solito appoggiare le estreme posizioni di chi veda nei vaccini un nemico sempre e comunque.
Appartengo ad una generazione che ha fatto in tempo a vedere gli effetti che il virus polio poteva determinare sui propri coetanei, le cui menomazioni sarebbero poi rimaste tutta la vita.

D’altra parte, tuttavia, non posso che prendere atto del modo sbagliato con cui oggi, soprattutto i media, trattino l’argomento delle vaccinazioni e, di recente, particolarmente quello delle meningiti.

Si è perso totalmente quel buon senso clinico, legato alla scienza e al ragionamento, e si favoriscono dibattiti da stadio o da bar dello sport in cui l’argomento vaccini si tratta come si tratterebbe il tifo tra i fautori di due squadre di calcio, con tanto di insulti e sberleffi.
Inoltre, in questo dibattito tra fazioni, si mette da parte quel percorso di conoscenza utile a capire cosa siano realmente le meningiti (e continuo ad usare volutamente il plurale), questione che sarebbe tutt’altro che estranea al dibattito.

Spiace ma l’approccio clinico serio è un’altra cosa.

Ne parlo da medico certamente ma anche, mettendomi al livello dei pazienti, da uomo padre di due figli, che pur disponendo di conoscenze proprie, vorrebbe averne altre serie ed approfondite da chi ne sa di più, fa per mestiere ricerca e parla attraverso gli organi di comunicazione di massa.
E proprio riguardo a questi ultimi sorge un altro problema che coinvolge il diritto alla verità e all’eticità.
I media ci possono mostrare una realtà che, mettendoci in vista dei singoli fatti e facendoli diventare eclatanti, favorisce gli errori comunicativi della generalizzazione e della distorsione, esasperando le nostre paure ataviche e facendoci perdere quella visione panoramica, ragionata, pacata che è necessaria per assumere decisioni adeguate, responsabili, importanti e di buon senso.

Il filmato che si può vedere cliccando sul link che segue può aiutarci a capire meglio l’intera problematica delle meningiti e dei mezzi terapeutici utili a curarle e a prevenirle.
La persona che parla è un uomo di scienza autorevole,  il prof. Montanari.
Nessuno è detentore della verità assoluta in questi argomenti ma i pareri pacati, ragionati e autorevoli sono sempre graditi.

Resta inteso che ognuno, acquisite tutte le informazioni che vuole, ha poi il diritto ( e in certi casi anche il dovere) di assumere le decisioni che ritiene più adeguate per la propria salute.

Link:
http://video.attivo.tv/meningite-lo-scienziato-montanari-ci-svela-cose-inquietanti-ecco-qual-e-la-verita/